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Imballaggi contaminati, le aziende virtuose (e quelle no)

E’ trascorso un anno da quando Foodwatch ha lanciato la petizione per chiedere alle aziende alimentari di fare a meno degli idrocarburi di oli minerali negli imbalaggi dei loro prodotti. In sei hanno risposto all’appello: E. Leclerc, Carrefour, Lidl,  Intermarché, Casino e Système U. Molte, invece, le aziende che non hanno ancora dato seguito alle richieste della ong: tra le più note Ferrero, Auchan e Nestlè.

Moah e Mosh, cosa sono

In Europa non esiste ancora una legge e quindi limiti alla concentrazione di Moah (oli minerali aromatici) e Mosh (con oli minerali saturi). Per questo Foodwatch chiede al più presto di regolamentare la materia per tutelare i consumatori. Questi oli migrano dall’imballaggio ai prodotti con non pochi problemi per i consumatori. In un parere, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel giugno 2012 e poi aggiornato nell’agosto 2013 sostiene che gli idrocarburi saturi possono accumularsi nei tessuti umani e provocare effetti avversi sul fegato mentre quelli aromatici possono agire da cancerogeni genotossici, ovvero possono danneggiare il Dna e provocare il cancro.

Da Lindt a Kinder: i prodotti sotto accusa

Nel corso della sua campagna per l’eliminazione dei Moh, circa un anno fa Foodwatch ha analizzato 120 alimenti di largo consumo confezionati in cartone e venduti in Francia, Germania e Paesi Bassi, rilevando che l’83% era contaminato da Mosh e il 43% da Moah. Tra le contaminazioni che hanno suscitato più scalpore, le praline Lindt Fioretto Nougat Minis, i coniglietto di cioccolata Lidl, i Kinder Riegel e i Sunrice di Aldi.

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Valentina Corvino

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