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Gratta & Vinci, quali battono davvero il banco

La via più breve per diventare miliardari è giocare al Gratta & Vinci? Proprio no. La probabilità di dare una svolta alla nostra vita con un gioco d’azzardo è bassissima, come raccontiamo questo mese nel numero de Il Test–Salvagente in edicola, con un servizio che svela le reali probabilità di vincita dei tagliandi più diffusi. Scartando le possibilità di pareggio che invece Lottomatica contempla nei suoi calcoli.

Nel nuovo numero di Test-Salvagente le probabilità di vincita vera (senza pareggio) dei Gratta e Vinci. Compra qui il numero
Nel nuovo numero di Test-Salvagente le probabilità di vincita vera (senza pareggio) dei Gratta e Vinci. Compra qui il numero

Eppure milioni di italiani sono letteralmente stregati da giochi che con la fortuna hanno ben poco a che fare, strutturati come sono in modo tale da garantire solo al banco (lo Stato) un guadagno sicuro.

“Sono fatti apposta per attrarre i giocatori” ci dice il fisico Diego Rizzuto di TAXI1729, società di formazione e comunicazione scientifica, che abbiamo intervistato per aiutarci a capire e svelare la verità che sta dietro all’immenso business dei giochi d’azzardo.

Sistemi costruiti, insomma, per spingerci a giocare una prima volta e, poi, a riprovarci continuamente, perché la vincita sembra lì, a portata di mano. Anche se non la afferriamo mai. Cosa rende così irresistibili i Gratta & Vinci?

Ci sono alcuni ingredienti fondamentali che ne fanno uno dei giochi preferiti dagli italiani, secondi solo alle slot machine, al primo posto del podio grazie al loro spettacolare contorno di luci e musiche che le rende ancora più accattivanti.
Il primo ingrediente è quello delle piccole ma frequentissime vincite: grattare e trovare il numero giusto, anche se significa intascare appena pochi euro, fa scattare subito la voglia di giocare ancora.

Tra l’altro, le probabilità di vincita indicate da Lottomatica sono piuttosto allettanti, dato che inglobano anche premi pari al costo del tagliando. Così, ad esempio, la probabilità di vincere grattando un biglietto di Auguri di Natale è del 33,34%, e quella di Oro e Diamanti del 32,68%. Ma se consideriamo solo i premi più sostanziosi, le percentuali crollano.

Considerare il “pareggio” come una vincita è certamente un sistema per far alzare le probabilità di vittoria e, quindi, spingerci a giocare: chi ha giocato 5 euro e “ripreso” quegli stessi 5 euro, nella quasi totalità dei casi li rigiocherà subito. Che poi è proprio ciò che vuole chi gestisce il gioco, rimettere subito in circolo i soldi. Aggiungo anche che il pareggio/vincita è una novità recente, perchè storicamente i giochi d’azzardo hanno sempre previsto vincite al netto della spesa fatta per giocare. Anche alla roulette, ad esempio, se vinco 1 euro, vuol dire che ho vinto quella somma oltre la mia giocata.
E dire che per arginare questo aspetto basterebbe porre per legge un vincolo sul premio minimo, ad esempio stabilendo che debba essere almeno 10 volte superiore al valore del biglietto.

Le piccole vincite fanno sognare o credere di essere fortunati e spingono a rigiocare. Per questo il sistema ne distribuisce generosamente. Ma se restiamo a mani vuote, cosa ci spinge a sfidare ancora la dea bendata?

A spingerci è un altro degli ingredienti che caratterizzano i Gratta & Vinci, le “quasi vincite”, meccanismo per cui crediamo di aver vinto anche quando abbiamo perso. Prendiamo il gioco del Miliardario (con premi da 5 a 500mila euro): qui bisogna scoprire prima i 5 “NUMERI VINCENTI” e successivamente grattare “I TUOI NUMERI”; se in quest’ultima sezione si trovano uno o più dei “Numeri vincenti” scoperti prima, si vincono i premi corrispondenti. Molto spesso capita che grattando nella sezione “i tuoi numeri” si scoprano numeri vicini a quelli che si stanno cercando: ad esempio, cercavo il 17 e ho trovato il 16. Abbiamo perso, ma la percezione è di aver sfiorato la vincita, che stava lì dietro l’angolo e l’abbiamo persa solo per un soffio. E così sale ancora la voglia di giocare. È lo stesso meccanismo psicologico (gli studiosi lo chiamano “frustrazione cognitiva”) che subentra quando cerchiamo di fare canestro e sbagliamo di pochissimo, vogliamo riprovare subito perché crediamo di poterci riuscire.

Eppure qualcuno che vince c’è. Come la mettiamo con tutti quelli che hanno davvero intascato belle cifre?

Certo, ogni tanto si vince un premio importante, ma quel premio è messo lì con sapienza. È anche questo, infatti, un ingrediente che rende allettante il gioco e ci spinge a giocare ancora. Se siamo noi a vincere, la nostra mente registra il momento della vittoria come qualcosa di estremamente piacevole, un piacere che poi vogliamo riprovare. Ed ecco che sale di nuovo la voglia di giocare. Ma anche se vince qualcun’altro, registriamo l’esperienza come qualcosa di piacevole: se giornali, telegiornali e tabaccai celebrano una grossa vincita, se ci raccontano la bella storia di una persona normalissima che in un bar qualsiasi, come quello che abbiamo noi sotto casa, ha comprato il biglietto fortunato, sembra che questo evento non sia poi così straordinario, anzi, sembra che sia proprio a portata di mano.

Così il rischio è di cadere in una vera e propria dipendenza, e di rimanere a bocca asciutta.

In ogni gioco d’azzardo è matematico perdere nel lungo periodo. Anche se ogni tanto si vince, giocare per parecchio tempo significa avere un bilancio finale negativo. Chi vuol guadagnare qualcosa dovrebbe piuttosto fermarsi appena vince. E infatti il gioco sano è quello in cui si gioca poco. Ma purtroppo il Gratta & Vinci e gli altri giochi d’azzardo sono costruiti appositamente per spingerci a giocare continuamente.

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carla tropia

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