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Cosmetici, la classifica degli etici (ed ecocompatibili)

Prodotti “naturali” con meno dell’1% di ingredienti naturali, creme testate sugli animali, imballaggi difficili da riciclare: un’azienda che lavora così non può certo dirsi etica.

Lo sa bene  thegoodshoppingguide.com, il sito che svela cosa si nasconde dietro i marchi e le aziende più famose e aiuta il consumatore a fare scelte eco-compatibili che lo portino cioè ad acquistare prodotti di aziende che lavorano rispettando il benessere degli animali e l’ambiente, rifiutando la corruzione e tutelando i diritti umani.

Il sito si è occupato di recente delle grandi aziende di cosmetici indagandone a 360° la produzione e riassumendo in una classifica l’indice etico di ciascun brand. Così, basterà dare un occhio alla lista per poter scegliere con più consapevolezza i nostri prossimi acquisti.

E scorrendo la classifica (in cui abbiamo evidenziato solo le aziende che commercializzano anche in italia i loro prodotti), ci accorgiamo subito che le notizie non sono buone. Superano la prova solo in tre: Weleda con 85 punti (il massimo era 100), Dott. Haushka con 77 e L’Occitane con 73.

Molto più affollata la parte medio-bassa della classifica, dove emergono le bocciature di alcuni dei brand da noi più famosi: L’Oreal, Garnier e Olay (Olaz in Italia), tutte con 46 punti, e Clean & Clear e Neutrogena che chiudono la classifica addirittura con il punteggio di 31.

(prosegue dopo la grafica)

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Si fa presto a dire “naturale”

Tra gli aspetti considerati per giudicare le aziende vi sono: gli ingredienti utilizzati nei cosmetici, il rispetto per gli animali e gli imballaggi.
Quanto al primo aspetto, la mancanza di una corretta regolamentazione del settore permette che un prodotto possa essere chiamato ‘naturale’, anche se contiene meno dell’1% di ingredienti naturali. E così, molte creme per la pelle contengono decine di ingredienti sintetici e chimici che sarebbe meglio evitare: dalla formaldeide (sostanza irritante) ai derivati dell’ammoniaca, dall’acido alfa idrossido (collegato ai danni alle cellule della pelle) all’acido benzoico e al glicole propilenico (associato ai danni renali). L’alta preoccupazione è dovuta al cosiddetto “bio-accumulo”, al fatto cioè che le sostanze chimiche si accumulino nel nostro organismo che non ha la capacità di eliminarle. Non si sa infatti ancora con certezza cosa ciò possa comportare sul lungo termine.

Solo il “cruelty free” è etico

Quanto ai test sugli animali, è vero che dal 2013 i prodotti per la cura personale testati su animali non possono più essere venduti in Europa, ma purtroppo  vi sono ancora aziende che continuano a testare prodotti e ingredienti sugli animali al di fuori dell’Europa per poi venderli in mercati diversi da quello europeo. Su questo versante, l’unico modo per fare acquisti etici è cercare prodotti delle aziende che hanno il simbolo Leaping Bunny di Cruelty-Free International, unica garanzia che la società in questione non faccia esperimenti sugli animali in tutto il mondo.

Imballaggi: meglio vetro e alluminio

Altro problema è quello degli imballaggi. La maggior parte delle marche utilizzano imballaggi in plastica, che probabilmente finiranno in discarica, mentre solo una piccola quantità verrà riciclata. Alcuni marchi come L’Occitane e Weleda usano invece vetro e alluminio, che possono essere facilmente riciclati.

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carla tropia

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