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Canapa industriale, il boom è alle porte: ok alla legge per il rilancio

In attesa che il Parlamento si esprima sulla legalizzazione della cannabis, la battaglia contro i pregiudizi su questa pianta ottiene un nuovo passo avanti in Senato, dove la commissione Agricoltura, in sede deliberante, ha approvato definitivamente la legge Lupo per ridare slancio al comparto della canapa industriale. La proposta del Movimento 5 Stelle (a prima firma Loredana Lupo) sullo sviluppo della filiera della canapa industriale, passata all’unanimità, introduce una semplificazione dell’iter autorizzativo e getta le basi per un finanziamento pubblico al settore. “Il percorso che ha portato all’approvazione è stato lungo ed accidentato, visto che in Senato si è svolto a fasi alterne – dichiarano i parlamentari M5S nelle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, tra cui i pugliesi Giuseppe L’Abbate e Daniela Donno – ma oggi non possiamo che ritenerci soddisfatti”.

Cosa dice la legge

Nello specifico, le novità introdotte riguardano le varietà che contengono  fino allo 0,2% di Thc per le quali non è necessaria l’autorizzazione, mentre i controlli vengono effettuati da un unico soggetto e riguardano la percentuale di Thc che potrà oscillare fino allo 0,6%. Inoltre, il Ministero dell’Agricoltura potrà destinare fino a 700 mila euro l’anno per favorire le condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa. Corde, tessuti, olii, materiali per l’edilizia sostenibile sono solo alcune dei prodotti che possono nascere dalla canapa industriale.

In che campi può essere utilizzata

Gli ambiti di utilizzo consentiti per la canapa coltivata sono: alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori; semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico; materiale destinato alla pratica del sovescio; materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia; materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati; coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati; coltivazioni destinate al florovivaismo.

Un settore con un passato glorioso

Secondo il senatore di Area popolare Ncd-Udc, Mario Dalla Tor, relatore del provvedimento, “Abbiamo colmato un vuoto legislativo e viene regolamentato un settore in forte espansione, con notevoli margini di crescita. La canapa è una coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, del consumo dei suoli, della desertificazione e della perdita di biodiversità. Inoltre – ha aggiunto – ha un utile impiego come sostituta di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”.  Negli anni ‘40, con 90mila ettari coltivati sul territorio nazionale, l’Italia era il secondo al mondo del settore e produceva più canapa di quanto se ne produce oggi in tutto il mondo, con 85mila ettari a livello mondiale (dati 2011). Poi il proibizionismo ha reso la vita sempre più difficile anche ai produttori di canoa industriale.

 

 

 

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Leonardo Masnata

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