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Guerra alla plastica: stop a guanti e buste per la frutta

La battaglia contro le buste di plastica (e contro gli imballaggi e i guanti in plastica che usiamo ad esempio per scegliere la frutta) è in atto da qualche anno ma basta fare un giro al mercato per rendersi conto di quante ce ne siano ancora in circolazione. Ora però si sta per compiere un passo in più per dirgli addio per sempre.

Lo scorso 9 novembre, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare un decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2015/720, in vigore dal 16 settembre scorso, che a sua volta ha modificato la precedente direttiva 94/62/CE sulla riduzione dell’uso dei sacchetti in materiale plastico tanto inquinanti e dannosi per l’ambiente.

Ma andiamo con ordine: anche se l’approvazione del decreto è avvenuta solo in sede di esame preliminare, si tratta di un passaggio importantissimo visto che il termine di recepimento della direttiva è il 27 novembre 2016.

Quanto al contenuto delle regole approvate dal Consiglio dei Ministri, nel decreto si prevede “il divieto di fornitura a titolo gratuito delle borse di plastica ammesse al commercio e la progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica, fornite a fini di igiene o come imballaggio primario per alimenti sfusi, diverse da quelle compostabili”.

Si punta, dunque, a vietare di fornire gratis i sacchetti in plastica leggeri (sono quelli – come specifica la direttiva europea – con spessore di 50 micron) e a introdurre le buste biodegradabili e compostabili al posto di quelle di plastica ultraleggere (ovvero con spessore inferiore ai 15 micron), come quelle che usiamo normalmente nei supermercati per la frutta e la verdura.

 

Gli obiettivi europei: 50% di buste in meno entro il 2017

L’ utilizzo delle borse di plastica varia notevolmente nell’Unione europea, in rapporto alla coscienza ambientale dei popoli e all’efficacia delle misure di contrasto messe in campo dagli Stati membri. Per questo si rende necessario uniformare le legislazioni nazionali, così come richiedono la direttiva 94/62/CE e la 2015/720 che l’ha modificata, ponendo traguardi precisi: una riduzione del 50% delle buste in plastica entro il 2017 e dell’80% entro il 2019. Alla fine di questo percorso virtuoso dovrebbero circolare quasi esclusivamente sacchetti di carta riciclata o buste biodegradabili e compostabili.

 

Le novità della direttiva 2015/720

La direttiva 2015/720 ha introdotto alcune importanti novità, definendo e distinguendo, ad esempio, le “borse di plastica in materiale leggero” e le “borse di plastica in materiale ultraleggero” (con spessore rispettivamente di 50 e 15 micron).

Inoltre – per differenziarle dalle biodegradabili – ha aggiunto la definizione di “borse di plastica oxo-degradabili”, con riferimento a quelle composte da materie plastiche che contengono additivi che catalizzano la scomposizione della materia plastica in microframmenti che permangono nell’ambiente, rappresentando un problema e non una soluzione all’inquinamento.

 

Non più di 90 buste a testa (entro il 2019)

Quanto alle misure da adottare, la direttiva stabilisce che gli Stati membri dovranno includere “una o entrambe le seguenti opzioni: definire un consumo annuale massimo di 90 borse di plastica in materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e di 40 entro il 31 dicembre 2025 e garantire che entro il 31 dicembre 2018 le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti”.

Inoltre, gli Stati membri dovranno incoraggiare campagne d’informazione e di sensibilizzazione dirette ai consumatori.

Infine, la nuova direttiva prevede che entro il 27 maggio 2017 la Commissione europea elabori norme sulle etichette e i marchi per identificare le borse di plastica biodegradabili e compostabili. Norme che, poi, gli Stati membri dovranno attuare entro 18 mesi dalla loro adozione.

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carla tropia

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