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Aiab: “Per il bio l’Italia non trova soldi, per il biotech sì”

Non ci siamo proprio. Per l’Aiab, l’associazione italiana agricoltura biologica, sono tutti sbagliati gli investimenti del governo italiano sulla Ricerca in agricoltura. L’ultima notizia che arriva dal Mipaaf, il ministero delle Politiche agricole, vede infatti 21 milioni di euro investiti in “biotecnologie sostenibili” e agricoltura di precisione. “Strano – dice Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab – che per il biologico, unico vero settore in crescita dell’agroalimentare italiano, i soldi non si trovino mai, ma per altre cose, evidentemente più interessanti, secondo una visione politica a noi incomprensibile, si trovano eccome”.

Vizioli entra nel dettaglio e spiega che “i fondi per far partire il Piano strategico nazionale del biologico, su cui non è stata prevista alcuna spesa, non si trovano; i soldi destinati alla ricerca e derivanti dalla tassa sui pesticidi sono falcidiati e deviati per l’80%, i restanti 2 milioni di euro sono sempre assegnati fuori tempo massimo agli istituti del ministero, senza bandi e soprattutto senza una seria programmazione sui reali bisogni; la Rete rurale nazionale che pesca nel ricco budget di oltre 94 miliardi di euro del FEASR, su 52 schede progetto per il biennio 2014 – 2016, ne ha dedicate solo due, e molto marginali al bio; i PSR che non hanno creduto nel biologico continuano a finanziare un metodo integrato che non esiste più in Europa e che si basa sull’uso di pesticidi cancerogeni”.

Il cis genico? “Null’altro che un transgenico mascherato – dice Vizioli –  che affida a pochi geni resistenze che la natura bypassa con facilità tralasciando, ancora una volta, il valore strategico della biodiversità, unico serio strumento di contrasto ai cambiamenti climatici”.

Il ministero inserisce poi nel finanziamento da 21 milioni di euro il super ammortamento per i macchinari per l’agricoltura di precisione, quindi nessuna ricerca ma operazione finanziaria. Chi è del settore conosce dimensioni e costi delle macchine per l’agricoltura di precisione.   Soprattutto sa che queste sono utilizzabili solo da aziende che hanno terreni in pianura.  “Ci si domanda – conclude Vizioli – se qualcuno nelle stanze del ministero conosce davvero la tipologia di azienda che fa qualità e che sostiene la fama delle produzioni italiane”.

 

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