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Addio a Umberto Veronesi, lo scienziato che amava il dubbio

È stato certamente un grandissimo uomo. Un uomo di scienza e politica, di grandissima umanità. Forse uno tra i primi, sicuramente il più efficace, a considerare la lotta al cancro per la quale ha speso tutta la sua vita importante non meno dello stato psicologico degli ammalati.

A Umberto Veronesi, scomparso ieri sera a 91 anni, è sempre stato riconosciuto coraggio e chiarezza. Anche quando aveva idee diverse da quelle di chi lo intervistava (come sugli Ogm, di cui era un convinto sostenitore) non ostentava sicurezza. Amava semmai istillare il dubbio, fedele al suo ruolo di scienziato. Tnatissime le cose per cui ricordarlo.

Il Test-Salvagente vuole farlo ripubblicando l’intervista che diede al giornale, poco più di un anno fa, sull’adroterapia, una terapia rivoluzionaria contro i tumori più difficili messa a punto e praticata da un centro d’eccellenza italiano, il Cnao di Pavia. Una terapia di cui era un grande sostenitore.

 

LA SCIENZA È PIU’ VELOCE DELLA POLITICA

(Intervista a Umberto Veronesi di Peter D’Angelo, pubblicata a settembre 2015)

“Sono stato fra i primi a credere nell’importanza dell’adroterapia- spiegava al Test-Salvagente – insieme ad Ugo Amaldi, tanto che come ministro della Sanità nel 2000 mi sono impegnato per creare le condizioni per la nascita del Cnao di Pavia”. Umberto Veronesi non ha dubbi sulla bontà del metodo. 
E non ne fa mistero a il Test: “Ci credo, perché fa parte delle terapie mirate che rappresentano il futuro dei trattamenti anticancro. E in alcuni casi, ad oggi ancora selezionati, il presente. Ciò che rende innovativa questa forma di radioterapia è l’utilizzo di adroni – protoni e ioni carbonio – che sono particelle dotate di più massa e più energia rispetto ai fotoni e agli elettroni impiegati nella radioterapia tradizionale. È come lanciare una pietra contro il tumore invece che una manciata di sassolini.

I vantaggi sono più precisione, più efficacia e meno danni ai tessuti circostanti. Per questo l’adroterapia ci permette di curare tumori che sono resistenti ai tradizionali trattamenti radioterapici o non sono operabili perché vicini a organi vitali e delicati, come ad esempio, occhi, nervi, cervello o intestino”.

Eppure, professor Veronesi, la terapia si sta ancora inserendo nei Lea e per ora solo Emilia-Romagna e Lombardia hanno accesso diretto…

L’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza non è un’azione di medicina, ma di politica sanitaria, che è una cosa diversa. La medicina tiene conto dell’ef cacia di una terapia e dell’impatto sulla qualità di vita della persona malata, mentre per i Lea si tiene conto anche del costo per il sistema sanitario pubblico. Ci vuole inoltre sempre un tempo più o meno lungo perché le innovazioni, per quanto palesemente efficaci, vengano recepite dai sistemi sanitari.

L’impatto dell’adroterapia, parrebbe avere limitati e etti secondari negativi?

Effettivamente i trattamenti adroterapici hanno effetti collaterali minori rispetto alla radioterapia perché sono più mirati al bersaglio tumorale. Certo, tutte le cure al mondo hanno effetti secondari, sia che siano farmacologiche, che chirurgiche, che radioterapiche. Ma nel bilancio costo (effetto collaterale) e beneficio (efficacia) non c’è dubbio che l’adroterapia risulti estremamente conveniente per il paziente.

 

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Riccardo Quintili

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