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Mobili, se l’armadio non arriva ecco come difendersi

Arredi ordinati e mai consegnati. Armadi che si “rimpiccioliscono” (da 4 a 2 ante nonostante il nostro ordine) e divani che “cambiano colore” (“l’ho ritrovato rosso mentre l’avevo pagato per nero!”). Succede di tutto quando si decide di acquistare un mobile e ci si affida a un mobilificio che magari, vista la crisi del settore, non riesce a soddisfare le nostre esigenze e a onorare gli impegni sottoscritti.

L’Unione nazionale dei consumatori ha stilato una serie di consigli per mettersi al riparo da eventuali truffe.

  1. Diffidare dei mobilifici che improvvisamente lanciano campagne pubblicitarie aggressive e super sconti: potrebbe essere l’ultimo tentativo per cercare di salvare un’azienda in difficoltà. Si può chiedere alla Camera di Commercio per verificare da quanto tempo la società è operante sul mercato. In questo può aiutare anche  internet per scoprire eventuali lamentele pregresse;
  2. All’atto del contratto è bene indicare un termine essenziale per la consegna degli arredi, specificando (eventualmente anche con una aggiunta a penna sull’ordine) che oltre tale data il contratto si intenderà risolto;
  3. La richiesta di versare una caparra troppo alta (ad esempio oltre il 30% del totale dell’ordine) può essere sospetta. In ogni caso è sempre meglio che questo pagamento sia qualificato come “caparra” (e non come “acconto”), così da richiedere indietro il doppio in caso di inadempimento del venditore;
  4. Pagare con un metodo tracciabile: bonifico, carta di credito o assegno possono andare, anche se (può sembrare strano) le più ampie garanzie le offre la stipula di un finanziamento.
  5. Se si è stipulato un finanziamento, qualora il venditore dichiari fallimento, il consumatore potrà interrompere il pagamento delle rate e anche recuperare quelle già versate.

Per assitenza e informazioni si può contattare l’Unione nazionale consumatori.

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Ettore Cera

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