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Conigli in gabbie piccole come un foglio A4: la Ue cambierà?

I conigli non sono galline. Purtroppo per loro, verrebbe da dire. Almeno in Europa dove per le ovaiole, dopo anni di mobilitazione dei consumatori e degli ambientalisti, gli allevamenti in gabbia sono stati smantellati. E invece resistono le gabbie, di dimensioni non più grandi di un foglio di carta A4 destinati alla stragrande maggioranza dei conigli.

La fabbrica dei conigli

Che non sono pochi. Secondo le statistiche della FAO, sono circa 330 milioni i conigli allevati nella UE ogni anno, la seconda specie più allevata nella UE. E il 99% passa la sua breve vita in gabbie come quelle che abbiamo descritto. Impossibilità di movimento, ferite frequenti, malattie fanno sì che sia frequente l’uso massiccio di antibiotici.
Niente a che vedere con gli allevamenti da cortile che molti di noi ricordano, scrive Olga Kikou, responsabile europeo degli affari di Compassion in World Farming (CIWF), una ONG internazionale che lavora sul benessere degli animali da allevamento e l’agricoltura sostenibile e il cibo. Che sollecita l’adozione di norme a livello dell’UE per migliorare le condizioni di vita dei conigli d’allevamento in Europa.

L’Europa si interroga

In questi giorni la commissione agricoltura del Parlamento europeo sta discutendo una relazione d’iniziativa sulle norme minime per la protezione dei conigli negli allevamenti industriali.
Ci vorrebbe davvero poco a migliorare il benessere di questi animali se si va a guardare i risultati di un’indagine del 2014 del CIWF in cinque Stati membri (Italia, Repubblica Ceca, Grecia, Cipro, Polonia) che ha trovato condizioni spaventose e pratiche di allevamento illegali.

Gli allevatori: “Così chiuderemo”

Eppure le resistenze del settore sono molte. Se è vero che negli ultimi anni c’è chi ha adottato il più umano “sistema dei parchi di allevamento” che garantisce una migliore benessere con gabbie più spaziose e con un’altezza che consente il movimento e altri comportamenti naturali, la stragrande maggioranza degli allevatori lamenta la crisi, i prezzi in calo e l’aumento di importazioni di carne di coniglio dalla più economica Cina. Sostenendo che vietare le gabbie significherebbe perdere molti posti di lavoro.

Dall’altra parte i consumatori che hanno già sostenuto con 600.000 firme – consegnate alla Presidenza olandese e a diversi ministri dell’UE – la richiesta di porre fine al sistema di allevamento in gabbie per i conigli.

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Riccardo Quintili

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