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Imperia, Finanza: “L’Asl nascondeva un Cup parallelo per saltare le liste d’attesa”

Un vero e proprio Cup parallelo, creato in accordo con il personale dell’Asl di Imperia, per far saltare le code per gli interventi e le visite. Questa la pesante ipotesi alla base dell’azione della Guardia di Finanza che all’alba di questa mattina, ha avviato 32 perquisizioni su disposizione della Procura della stessa città ligure. Al centro delle indagini, personale della Struttura governo clinico e monitoraggio attività assistenziali della Asl 1, nonché da operatori sanitari e centri privati convenzionati per le prestazioni sanitarie.  Il Centro unico di prenotazione clandestino avrebbe operato grazie ad alcuni dipendenti pubblici che, incaricati di tenere regolarmente sotto controllo il budget annuale assegnato alle strutture convenzionate, avrebbero invece curato gli interessi delle stesse, consentendo, ad esempio, pagamenti per fatturazioni predisposte ad hoc.

Prima il gatto dell’amica

Nel corso delle indagini è emerso, per di più, che mentre numerosi pazienti erano in attesa al pronto soccorso di un ospedale della zona, il medico responsabile dell’urgenza si premurava di far effettuare un esame radiologico ed esami del sangue al gatto della sua amica, ovviamente tutto a danno del servizio sanitario e dei pazienti. Le ipotesi di reato su cui si sta indagando, sulla base delle direttive della Procura, riguardano il peculato, la truffa ai danni dello Stato, il falso e l’abuso d’ufficio e anche la corruzione. ln particolare, l’attività di P.G. è finalizzata al sequestro di documentazione utile a confermare l’ipotesi investigativa secondo la quale sarebbe stato creato, in accordo con personale della ASL 1,anche fattispecie di corruzione. Le operazioni in corso costituiscono un primo momento dell’attività investigativa che promette ulteriori futuri sviluppi.

 

In Italia liste di attesa fino a 4 mesi

Se l’accusa della Procura di Imperia fosse confermata, ci si troverebbe di fronte a reati particolarmente odiosi, considerando che i tempi di attesa per gli interventi e per gli esami in Italia sono uno dei maggiori problemi della sanità pubblica. Secondo l’Osservatorio civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva, un cittadino su quattro, fra gli oltre 26mila che si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%). Per motivi economici, liste di attesa e ticket rinunciano alle cure il 7,2% dei residenti: il 5,1%, ovvero circa 2,7 milioni di persone, lo ha fatto per motivi economici, la seconda causa sono le liste d’attesa. Nelle Regioni del Sud si riscontra la maggior quota di rinunce (11,2%); al Centro il 7,4% dei residenti e al Nord il 4,1%. L’attesa poi non è uguale per tutti: ad esempio, per una visita ortopedica i tempi minimi si registrano nel Nord-Est (poco più di un mese), quelli massimo al Centro (quasi due mesi);  per una prima visita cardiologica con ECG si va dal minimo di 42,8 giorni nel Nord-Ovest al massimo di 88 giorni al Centro; per l’ecografia completa all’addome si attende da un minimo di 57 giorni nel Nord Est ad un massimo di 115 giorni al Centro; per la riabilitazione motoria si va dai quasi 13 giorni del Nord Est ai quasi 69 giorni del Sud. In generale, su un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si registrano tutti nel Nord Est o Nord Ovest, i tempi massimi, in 12 casi su 16, sono segnalati al Centro. Nel Sud, e in particolare in Puglia e Campania, i cittadini ricorrono più di frequente agli specialisti privati per aggirare il problema dei tempi troppo lunghi nel pubblico (indagine Censis 2015).

 

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Leonardo Masnata

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