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Il ministro Olivero sull’olio di palma: “un complotto”

E così dopo i frigoriferi lasciati ad arte vicino ai cassonetti per fare fare brutta figura alla Raggi, abbiamo anche la campagna orchestrata contro l’olio di palma per favorire qualche paese straniero. Ultimo arruolato tra i complottisti è Andrea Olivero,  viceministro dell’Agricoltura. Persona intelligente e competente, possiamo testimoniarlo per averlo avuto accanto nel giorno della presentazione ufficiale del nostro giornale e averlo poi ascoltato sui temi dell’agricoltura sociale e su tanti altri temi non banali.

Vabbene, le scivolate possono capitare a chiunque, specie se si trova in un ambiente come quello in cui il viceministro ha esposto la sua convinzione complottista: un convegno in casa Ferrero in cui l’azienda produttrice della Nutella rivendicava l’uso di un olio di palma migliore di quello dei suoi concorrenti, senza problemi per la salute dei consumatori e senza danni per l’ambiente, grazie alla collaborazione con ong del calibro di Greenpeace.

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Volete conoscere la vera storia dell’olio di palma? Capire se i rischi per ambiente e salute sono giustificati o allarmismi senza fondamento? Prenotate la nuova guida del Salvagente, Processo all’olio di palma. Il libretto di 32 pagine vi arriverà direttamente a casa.

Ora, che Ferrero stia controllando l’olio di palma da tempi non sospetti, questo giornale lo ha scritto, probabilmente, per primo. L’azienda non a caso aveva accreditato già nel 2015 il suo laboratorio interno per la ricerca del 3-Mcpd (la sostanza che si può sviluppare dal trattamento del palma ed è sicuramente cancerogena).

Dunque non dubitiamo che Ferrero sia in grado di garantire la Nutella con contenuti bassissimi di 3-Mcpd (e lo hanno confermato anche test indipendenti, come quelli realizzati dal mensile tedesco Stiftung Warentest). Ma, dato per dato, non dubitiamo neppure della ricerca, tanto per fare un esempio, fatta dalla Università polacca di Gansk che ha trovato come il latte in polvere per la prima infanzia superasse, nel migliore dei casi,  4 volte il limite indicato dall’Efsa fino a sforare di 150 volte la soglia Efsa con il peggiore latte analizzato.

Scivolate comprensibili a parte, ministro Olivero, non sarebbe stato il caso di invitare le industrie italiane a seguire l’esempio della Nutella di controllare attentamente i propri ingredienti. Oppure di cambiarli, se proprio non riescono a seguire questa strada, come chiedono i consumatori?

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Riccardo Quintili

Riccardo Quintili