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Con UberEats la cena è a domicilio. Il confronto con Foodora e gli altri

Non solo ai tassisti, adesso Uber farà concorrenza anche ai tanti portali di consegna a domicilio del cibo spuntati come funghi negli ultimi anni in Italia. La società famosa per il servizio di noleggio auto con autista, rapido ed economico, ha deciso infatti di puntare sul settore del food delivery grazie al nuovo sito “UberEats”. Similmente ai partner già presenti sul mercato, la società promette di portare a casa del consumatore una vasta gamma di cibo da diversi ristoranti, bistrot, patinerei, pizzerie in poche decine di minuti e a allo stesso prezzo o quasi del pasto consumato nel locale. La prima città in cui UberEats parte con la sperimentazione è Milano, ma con molta probabilità entro pochi mesi potrebbe sbarcare anche a Roma e in altre grandi città italiane.

Il più veloce e il più economico

Dal punto di vista dei costi e delle prestazioni, non tutti i portali sono uguali. Il Test ha messo a confronto la nuova proposta di Uber con altri cinque portali di cibo a domicilio operanti in grandi città italiane. Il più economico risulta appunto UberEats con zero costi di consegna (che però potrebbero essere caricati dal ristorante nel prezzo finale al dettaglio) mentre il più caro risulta Moovenda, che per i recapiti più distanti arriva a chiedere fino a 10 euro a consegna. Dal punto di vista dei tempi, il migliore – almeno dal punto di vista delle promesse – è Deliveroo con 30 minuti dal momento dell’ordine. È importante sottolineare, comunque, che nessun portale prevede un meccanismo di risarcimento in caso di sforamento della tempistica promessa, limitandosi a dire che “i tempi sono indicativi“.

Il rovescio della medaglia

Il fenomeno del cibo a domicilio 2.0 si è molto sviluppato negli ultimi due anni grazie soprattutto alle app che permettono di prenotare comodamente dallo smartphone e dalle possibilità introdotte dalla “sharing economy”, che si basa sulla condivisione di beni e servizi. Possibilità però mostra un rovescio della medaglia molto critico. È di pochi giorni fa la notizia dello sciopero dei fattorini di Foodora, uno dei maggiori portali di Food Delivery, attiva a Milano e Torino, pagati solo 2,70 a consegna. L’escamotage utilizzato da questi siti è infatti quello del dichiararsi semplici intermediari tra il consumatore e il singolo cittadino che decide di fare qualche consegna in giro per arrotondare. Evidentemente, una spiegazione che non convince tanti fattorini del cibo.

 

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Leonardo Masnata

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