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Usa: il Pfoa inquina l’acqua di 7 milioni di americani

Il PFOA, la sostanza chimica cancerogena precedentemente usata da DuPont per fare il Teflon, contamina l’acqua potabile di almeno 7 milioni di americani ed è nel sangue praticamente di tutti.

Nonostante l’Epa (Environmental Protection Agency, l’agenzia di protezione ambientale) abbia imposto un limite legale di PFOA nell’acqua potabile, nuove valutazioni eseguite in primavera da studiosi nel New Jersey e in Germania hanno dimostrato che l’azione dell’Epa è stata troppo debole e che non ci può essere un livello sicuro di PFOA nell’acqua potabile.

Così, l’Istituto dell’acqua potabile del New Jersey ha proposto un livello massimo di contaminanti: 14 parti di PFOA per trilione d’acqua (o ppt – cinque volte inferiore rispetto al livello posto dall’Epa di 70 ppt) che potrebbe essere adottato come standard legale per l’acqua potabile.

Nel proporre questo più rigoroso limite sanitario, gli scienziati del New Jersey hanno criticato l’Epa, spiegando che ha omesso di considerare le donne a rischio di gravidanza e i loro futuri figli come soggetti più sensibili al PFOA.

Gli studi Epa avrebbero anche ignorato che già gli attuali livelli di PFOA nei corpi degli americani stanno causando problemi di salute. Infine l’Epa avrebbe ignorato nei suoi studi anche gli effetti del PFOA a concentrazioni più basse sullo sviluppo delle ghiandole mammarie.

Il mese scorso, la Commissione tedesca di biomonitoraggio umano è andata anche oltre, avvertendo che il livello di PFOA già trovato nell’americano medio è pericoloso, e che quindi qualsiasi ulteriore esposizione attraverso l’acqua potabile dovrebbe essere evitato.

Secondo l’agenzia tedesca l’esposizione al PFOA ha già causato problemi con la gravidanza, a livello ormonale e della tiroide, e ha ridotto l’efficacia dei vaccini. Per questo, lo standard di livello ematico fissato dagli scienziati tedeschi corrisponderebbe ad un limite per il PFOA nell’acqua potabile di 1,9 ppt – 36 volte più rigorosa rispetto a quanto consentito dall’Epa.

Ora ci si aspetta dall’Epa un’assunzione di responsabilità che la porti a raccogliere questi inviti a imporre limiti legali più rigorosi. Purtroppo, però, si teme che si potrebbe arrivare al 2019 prima che l’agenzia decida di iniziare il processo di impostazione di uno standard applicabile a livello nazionale.

Anche in Italia, lo scorso aprile, un maxinquinamento (questa volta da Pfas) aveva sollevato molti dubbi e costretto a uno screening di massa la popolazione del Veneto.

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carla tropia

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