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Bus, in arrivo rimborsi per ritardi. Ma si rischia il caos

In arrivo una norma pensata per aumentare le tutele nei confronti degli utenti del trasporto pubblico locale, che però potrebbe creare più caos che altro. Il decreto a firma del ministro della Semplificazione e della pubblica amministrazione sui servizi pubblici locali, Marianna Madia, che ha ricevuto ieri il parere positivo della Commissione trasporti della Camera, prevede infatti un meccanismo di rimborso simile a quello già esistente per voli e viaggi su treno: l’articolo 27 del testo propone il rimborso del biglietto se il mezzo pubblico cancella la corsa o ritarda per più di un’ora nel caso di corse extraurbane, e mezz’ora per i veicoli che operano in città.

Rischio caos

Se il principio è più che legittimo, e con molta probabilità non si incontrerebbero particolari difficoltà nel metterlo in atto per le compagnie che collegano diverse città, appare di complicata applicazione per gli autobus di linea urbana, soprattutto in città come Roma, Napoli o Palermo, dove la mobilità di superficie sconta difficoltà enormi. Per lo più che il testo prevede che il rimborso venga “effettuato al termine del servizio di trasporto, a semplice esibizione del titolo di viaggio e senza ulteriori formalità”. I milioni di romani che regolarmente prendono i bus o la metro in città si trovano regolarmente sopra corse in ritardo per uno sciopero in corso o per una macchina posteggiata in doppia fila che ostruisce il passaggio. Dover rimborsare i viaggiatori al termine della corsa, ogni volta, potrebbe comportare ulteriori rallentamenti nella corsa, con ricadute sulle corse successive, e portare al caos dei trasporti.

“Deciderà ogni Comune le modalità”

Il Test ha esposto le sue perplessità al deputato Pd Paolo Gandolfi, relatore del testo in commissione Trasporti, che ha risposto: “Innanzi tutto le leggi non le possiamo tarare su Roma, ci sono anche le città dove i trasporti funzionano bene, lì il diritto dell’utente lo possiamo cominciare a garantire. Inoltre, la legge prevede che siano le autorità locali a decidere la modalità di erogazione del servizio e quelle di salvaguardia e garanzia. Il soggetto che fa l’affidamento nella gara deve determinare come si regola questo tipo di meccanismo”.

Gli impegni del Comune

Non è difficile prevedere che le aziende di trasporti alzeranno gli scudi di fronte al rischio di caricarsi completamente sulle spalle il peso economico di mobilità insostenibili da decenni e decenni. Ma secondo Gandolfi questo non sarà un problema: “Dentro il contratto di servizio, l’azienda può scrivere con precisione che garantisce un tipo di servizio a condizione che il Comune realizzi le infrastrutture necessarie alla mobilità, come ad esempio le corsie preferenziali. Secondo me è un meccanismo che costringe i Comuni a garantire l’efficienza di ciò che serve al trasporto pubblico. Tanto è vero che l’articolo 35 per la prima volta in Italia introduce i Piani urbani della mobilità sostenibile”. Oppure, sarà un alibi per le aziende che non rispettano il contratto, che potranno rilanciare sulle promesse di nuove infrastrutture messe dal Comune nero su bianco.

Nel contratto soldi per nuovi mezzi

All’interno del decreto Madia si trovano altre norme che vanno in direzione di un miglioramento complessivo del servizio, come “Il fatto che si introduca  – spiega il deputato Pd – nel contratto di servizio tra l’ente pubblico e l’azienda, non più solo il pagamento del servizio stesso, ma anche il valore dell’ammortamento dei mezzi. significa che d’ora in poi per poter rinnovare il parco veicolare non bisognerà più aspettare che qualche governo attento al trasporto pubblico metta qualche soldo sui mezzi, ma il rinnovo dei mezzi è previsto automaticamente all’interno dei contratti. Nel corrispettivo pagato dal Comune, l’azienda avrà anche i soldi per comprare nuovi mezzi. Con delle gare che potranno durare anche 9 anni si giocherà sulla durata del contratto per far funzionare questa cosa”. Il testo, se approvato alle commissioni Affari costituzionali e Trasporti del Senato, dovrebbe essere emanato come decreto legislativo già nelle prossime settimane.

 

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Leonardo Masnata

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