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Caporalato, frode e vino tagliato: arrestati produttori di Chianti

11 persone indagate di cui 5 arresti domiciliari nei confronti di 3 noti imprenditori operanti nel settore della produzione e commercializzazione del vino “Chianti”, un investigatore privato ed un faccendiere: questo l’esito della vasta operazione di polizia condotta dalle prime ore dell’alba nel pratese, che rivela un preoccupante quadro di caporalato e frode attorno alla produzione di uno dei vini italiani più famosi nel mondo. L’operazione “Numbar Dar”, eseguita da Polizia, Finanza e Forestale su ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Prato. Il provvedimento prevede anche il sequestro di diverse società riconducibili ad una azienda vitivinicola del Chianti, che sarebbe “le cantine Coli” della Coli Spa con sede a Tavernelle Val di Pesa.

Vino tagliato con uva da Puglia e Sicilia

Le indagini sono partite da un esposto presentato da 2 rifugiati africani presso la Questura di Prato nel Settembre 2015, con il quale si segnalava un illecito sfruttamento di circa 50 braccianti agricoli, tutti di origine africana ed impiegati presso un’azienda agricola nel Chianti. Secondo Repubblica, tra i campi in cui i lavoratori sfruttati avrebbero lavorato, anche i terreni di proprietà del noto cantante inglese Sting, che però risulta del tutto estraneo alla vicenda. Secondo gli inquirenti, le indagini hanno permesso di “evidenziare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti tra cui ‘intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari’, per lo più giunti in Italia come profughi e sfruttamento del lavoro nero, ‘Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche’, ‘Interramento di rifiuti speciali’, ‘Emissione di fatture false’, ‘Frode in esercizio del commercio’, in quanto producevano e mettevano in commercio vino che adulteravano con uve provenienti dalla Sicilia e dalla Puglia in percentuale non consentite dalla normativa ponendo in commercio un prodotto diverso, per qualità chimico-fisiche di composizione ed attestazione, da quello dichiarato”.

Rifugiati minacciati

In particolare si è accertato che il sodalizio criminale, composto da cittadini italiani e pakistani, approfittando dello stato di bisogno o di necessità delle vittime provenienti da scenari di guerra e povertà, reclutava profughi richiedenti asilo, “presenti – si legge nel comunicato delle forze dell’ordine – all’interno di strutture di accoglienza locali, al fine di avviarli, in condizione di sfruttamento, anche mediante l’uso della violenza, minaccia o intimidazione, allo svolgimento di attività agricola sotto pagata all’interno della predetta azienda vitivinicola del Chianti Fiorentino”. Il gruppo criminale inoltre, secondo gli inquirenti, svolgeva attività criminose connesse e parallele, con l’ausilio anche di faccendieri e collaboratori esterni, quali la produzione di vino con il marchio “Chianti” in violazione della normativa sulla produzione dei vini del chianti; l’emissione di fatture per operazioni inesistenti o per importi superiori a quelli reali al fine di implementare le capacità concorrenziali sul mercato; l’interramento di rifiuti speciali in luoghi pertinenziali ed antistanti l’azienda coinvolta. I soggetti indagati sono stati altresì raggiunti da provvedimenti di sequestro preventivo “per equivalente” in ragione dei reati di natura fiscale contestati che ha portato all’ulteriore sequestro di quote di capitale sociale di altre 7 aziende del medesimo gruppo familiare. Per 5 società di esse (di cui tre immobiliari) è stato sequestrato l’intero capitale sociale. Le perquisizioni hanno interessato vari comuni di questa provincia e delle province di Firenze, di Modena e di Perugia.

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Leonardo Masnata

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