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Extravergine, il crollo della produzione spinge l’olio vecchio. Ecco come tutelarsi

Come in un “triste” remake, il crollo della produzione di olive di quest’anno dovrebbe ricalcare quella dell’annus horribilis della campagna olearia 2014-2015 dalla quale scaturì lo scandalo del falso extravergine svelato dalle analisi del Test-Salvagente.

Secondo le stime diffuse dal Cno, il Consorzio nazionale degli olivicoltori, dall’Unasco, l’Unione nazionale di associazioni coltivatori olivicoli, il raccolto dovrebbe subire una brusca riduzione vicina al 45%. “Le prospettive non confortanti di questa campagna – precisano gli olivicoltori – che la fanno fin troppo assomigliare alla 2014/15 tendono ad incrementare il valore degli stock e spingono i prezzi al rialzo”.

Prezzi in rialzo

Alla base di questo deludente risultato, spiegano Cno e Unasco,  l’alternanza produttiva e un complesso di condizioni climatiche sfavorevoli nel corso dell’annata che hanno influito negativamente sulle produzioni creando un contesto piovoso, fresco e umido, che ha stimolato lo sviluppo di parassiti e patogeni che sono risultati difficili se non impossibili, in alcuni casi, da controllare.

Tutto questo potrebbe avere un duplice effetto negativo sul consumatore: di fronte alla scarsa materia prima i prezzi saliranno mentre qualcuno potrebbe imboccare scorciatoie truffaldine. Sui listini lo stesso Consorzio precisa: “Date queste premesse, la quotazione media dell’extravergine nazionale (alla produzione, ndr) è andata progressivamente incrementando, durante tutto il mese di settembre, passando da 4,13 euro/kg (al netto dell’Iva) della fine di agosto agli attuali 4,4 euro/kg, con un incremento del 6,54%”. I prezzi al consumatore naturalmente saranno più alti e si porteranno dietro .

Come riconoscere l’olio “fresco”

L’altro rischio è che in bottiglia possa finire olio vecchio degli stock dell’annata precedente. Il rischio? È quello che questo olio può aver perso le qualità organolettiche o che sia difettato, magari rancido.  Da quest’anno però abbiamo un’arma in più per riconoscere l’extravergine “fresco” e schivare così il rischio di portare a casa una miscela tagliata con olio dell’anno passato.

Con la legge di Delegazione europea approvata dal Parlamento per poter etichettare 100% italiano il produttore dovrà indicare in etichetta l’annata di produzione: se leggete 2016/2017 sicuramente è un olio “nuovo”. L’olio così etichettato può essere anche ottenuto da una miscela che però deve appartenere alla stessa campagna olearia.

La scelta sullo scaffale

Per gli altri oli, tipo le “miscele di oli comunitari”, l’indicazione “Annata 2016/2017” resta facoltativa (alcuni imbottigliatori già la indicano): anche in questo caso chi etichetta la campagna olearia deve aver imbottigliato solo olio dell’annata a cui si fa riferimento in bottiglia.

Così se vi capita di acquistare un olio 100% italiano che riporta “Campagna di produzione 2016/2017” significa che è un prodotto fresco. Se non c’è questa informazione significa che il prodotto o è “vecchio” oppure è ottenuto come miscela di oli che provengono da annate diverse.

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enrico cinotti

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