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Perché chiediamo di eliminare il triclosan da saponi e dentifrici

Principio di precauzione. Due parole che in Europa, tradotte in linguaggio comprensibile, indicano al legislatore una strada rigorosa: in presenza di un pericolo potenziale (o di una scarsa conoscenza sull’assenza di rischi) vale più la difesa del cittadino e del consumatore che quella dei prodotti.

E su questa base, spesso, si sono mosse anche le aziende più sensibili. Almeno nel momento in cui i consumatori hanno iniziato a porsi domande fondate sugli effetti di alcuni ingredienti. Solo nel settore dei cosmetici, tanto per fare due esempi, si pensi al caso dei parabeni e del fenossietanolo. I sospetti su questi conservanti hanno spinto molti big della cosmesi a rinunciare al loro uso ben prima che il legislatore (almeno su alcuni parabeni, purtroppo non ancora sul fenossietanolo) fissasse paletti più rigidi.

Da parabeni & Co. al triclosan, il passo è breve. E serve a spiegare la nostra petizione, che ha già raggiunto tantissime adesioni  (nel momento in cui scriviamo sono oltre 10mila i consumatori che l’hanno firmata) e risultati incoraggianti (Coop, per esempio, ha aderito al nostro appello Stop Triclosan). E che chiede ai produttori di toglierlo completamente almeno da due prodotti particolari: i dentifrici e i saponi per l’igiene intima.

Le ragioni di StopTriclosan

Anche su questa sostanza, infatti, i sospetti non mancano. Ne trovate buona parte riassunti in quest’articolo ma vale la pena riassumere i principali:

  1. Può causare antibiotico-resistenza. L’uso di un antibatterico di questo genere, contenuto in moltissimi prodotti, può, infatti, alterare la normale flora batterica cutanea, favorendo la crescita di batteri potenzialmente nocivi e resistenti ai farmaci. Un pericolo che in alcuni cosmetici, come i dentifrici e i saponi per l’igiene intima è particolarmente grave, a nostro giudizio e per questo andrebbe evitato del tutto.
  2. Può avere effetti di interferenza nel sistema endocrino. Questa sostanza, con struttura molecolare simile alla diossina, secondo i ricercatori della University of California di San Diego può interferire con gli ormoni oltre che essere causa di tumori nei topi. Se è vero che i risultati nei roditori non sono sempre validi anche per gli esseri umani, andrebbe evitato – secondo i ricercatori americani – una sovraesposizione alla sostanza.

Sarà bene ricordare che non stiamo parlando di una sostanza poco diffusa nei prodotti. Dagli anni 60, quando si usava solo per sterilizzare le sale operatorie, è diventato protagonista di molti prodotti comuni nelle nostre case. E gli effetti si vedono. Basti citare un rapporto del 2005 di Greenpeace e Wwf che lo aveva rintracciato nel sangue e nel cordone ombelicale di metà delle donne incinte.

C’è chi dice no

Ovviamente non tutti la pensano come noi (e come Coop e Pasta del Capitano, tanto per fare qualche nome, che hanno tolto il triclosan pur in assenza di una legge che li obbligasse). Ci sono aziende, come Colgate-Palmolive che non mollano e non rispondono alle innumerevoli pressioni che i consumatori fanno in tutto il mondo. E c’è anche chi – e va dato atto della trasparenza – ha deciso di risponderci. Anche solo per dire che non crede di dover cambiare.

È il caso di Manetti & Roberts che ha nel suo “carnet” saponi intimi con triclosan (quelli della linea Chilly e il “Camomilla”, “Antibatterico naturale” e DermaZERO nella linea Intimo Roberts sono quelli che abbiamo trovato noi). L’azienda ha voluto risponderci con queste righe.

“Il Triclosan è un agente antibatterico su cui da tempo è in corso un dibattito nella comunità scientifica internazionale che la nostra azienda segue con grande attenzione.
Cosmetica Italia (l’associazione che raggruppa le industrie del settore, ndr) ha di recente chiarito quanto definito dal Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori (l’organismo europeo composto da autorevoli scienziati e ricercatori che riverifica periodicamente tutti i dati sulla sicurezza degli ingredienti cosmetici), che considera sicura una concentrazione di Triclosan dello 0,3%  nei prodotti. Questa infatti la soglia massima ammessa dalla normativa europea. Per vostra informazione, i nostri prodotti contengono una concentrazione massima di Triclosan dello 0,1%, un valore dunque molto al di sotto di quello definito come sicuro dalla Commissione Europea.
Vale la pena precisare, inoltre, che la FDA ha emesso osservazioni su saponi disinfettanti (non prodotti cosmetici, quindi) che contengono ben 19 agenti antibatterici differenti, tra i quali il Triclosan, il cui uso non è stato bandito.
Come sempre continueremo a seguire con attenzione il dibattito della comunità scientifica internazionale per garantire costantemente la massima sicurezza dei nostri prodotti mantenendoli coerenti alle più aggiornate conoscenze disponibili”.

 

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Riccardo Quintili

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