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Deodoranti con sali d’alluminio, nuove accuse di tossicità

I ricercatori della Clinique des Grangettes di Ginevra – con uno studio pubblicato sul Journal of Cancer – hanno dimostrato che i sali di alluminio contenuti negli antitraspiranti possono provocare il cancro al seno. La ricerca condotta dal professor Sappino ha evidenziato che le cellule della mammella hanno subito una serie di modifiche caratteristiche dello sviluppo di forme tumorali maligne. Nelle cellule della mammella dei topi, esposte alle stesse concentrazioni di alluminio delle ghiandole mammarie umane, inoltre, si sono formate delle cellule tumorali aggressive che si sono diffuse in modo esteso. Secondo i ricercatori svizzeri, ulteriori studi sono ancora necessari per comprendere meglio il ruolo dei sali di alluminio nello sviluppo del cancro al seno. Tuttavia hanno chiesto alle autorità sanitarie di limitare l’uso di questi sali.

Deodoranti e antitraspiranti: la differenza è nell’alluminio

Gli antitraspiranti e i deodoranti sono due cose ben diverse e a fare la differenza è proprio la presenza dei discussi sali d’alluminio. Questo metallo pesante è il più potente antitraspirante e ha la funzione di regolare la sudorazione non solo, quindi, di profumare e nascondere lo sgradevole odore di sudore.

Se le imprese cosmetiche hanno da sempre rigettato la tesi che associa l’uso degli antitraspiranti ad un incremento dei tumori al seno bollandola come “urban legend” non sono pochi gli studi, invece, che questa relazione la dimostrano.

I primi studi in questo senso sono ad opera della microbiologa inglese Philippa D. Darbre dell’Università di Reading incuriosita dall’elevatissima incidenza di tumori che si sono sviluppati nel quadrante superiore esterno del seno, ovvero in concomitanza con l’area in cui viene generalmente applicato l’antisudorifero. Da quelle prime evidenze, molto chiare, sono trascorsi più di 10 anni e i dubbi sulla tossicità del metallo pesante per il corpo umano non sono mai stati sciolti del tutto.

Accoppiata da brividi

Gli agenti patogeni che ha identificato la microbiologa sono di due generi differenti. I primi imputati sarebbero proprio i sali di alluminio e di zirconio: queste due polveri di metallo, utilizzate in coppia o singolarmente come antisudoriferi, col tempo potrebbero essere assorbiti dall’organismo, attaccare le ghiandole mammarie e danneggiare il Dna e la sua capacità di autoripararsi attraverso i geni Brca1 e Brca2. Le sostanze chimiche corresponsabili dell’insorgenza del cancro alla mammella sarebbero, invece, i parabeni, comunissimi conservanti presenti in quasi tutti i cosmetici, ma anche in molti alimenti, nei farmaci e in un gran numero di beni di largo consumo. Secondo la dottoressa Darbre, che li ha studiati per molto tempo, questi additivi chimici si comportanocome gli estrogeni, gli ormoni femminili che le donne producono naturalmente dalla pubertà fino alla menopausa, e, assunti in grandi quantità, potrebbero facilitare la riproduzione delle cellule tumorali.

Le ricerche italiane

Non solo. Qualche anno più tardi anche nel nostro paese l’argomento ha iniziato a suscitare interesse. Ferdinando Mannello, responsabile dell’Unità di Biologia cellulare della Sezione di Biochimica clinica, presso il Dipartimento di scienze biomolecolari dell’Università Carlo Bo di Urbino – partendo proprio dagli studi inglesi – ha verificato la presenza di alluminio nel tessuto del seno normale, nel tessuto neoplastico e nel tessuto con patologie benigne. Per patologie benigne si intendono soprattutto le cisti mammarie, frequenti lesioni che compaiono quando i dotti della ghiandola mammaria vengono chiusi per accumuli di cheratina o per l’effetto di alcune sostanze come gli antitraspiranti. Con quali risultati?

Spiega il biologo: “In una delle nostre ricerche abbiamo aspirato e analizzato il liquido delle grosse cisti mammarie per verificarne il contenuto. Abbiamo scoperto che mentre le cisti non recidivanti, cioè capaci di regredire spontaneamente dopo l’aspirazione, contengono basse quantità di alluminio, le cisti a più alto rischio di evoluzione neoplastica, oltre ad avere un profilo biochimico e molecolare diverso, contengono una concentrazione di alluminio significativamente più elevata, da 5 a 10 volte più alta”. Una correlazione confermata da altre ricerche – le ultime risalenti ai primi mesi di quest’anno che sono, però, in attesa di essere pubblicate – nelle quali gli studiosi hanno ribadito il meccanismo di azione dei sali di alluminio che si accumulano nel tessuto mammario creando alterazioni e predisponendo il seno a formazioni pre-neoplastiche.

“Nessuna prova”

C’è da dire che Cosmetica Italia ha da sempre rigettato le conclusioni cui sono giunte queste ricerche. Spiega a il Test  Stefano Dorato, Responsabile Relazioni Scientifiche dell’associazione: “Si tratta di studi clinicamente insufficienti e scarsamente persuasivi quanto ad indagine scientifica approfondita. La necessaria correlazione causa-effetto è priva di un supporto convincente e soprattutto non equivocabile, vista la completa mancanza di evidenze epidemiologiche. A garantire l’assenza di rischi per il consumatore sono innanzitutto tre strumenti: le disposizioni di legge, i test eseguiti su base volontaria dalle industrie cosmetiche e le operazioni di sorveglianza. Inoltre, numerosi studi a livello internazionale – presi in considerazione, tra gli altri, dall’Airc e dal Comitato Scientifico per la sicurezza del consumatore della Commissione europea – hanno escluso relazioni significative tra l’uso di prodotti antitraspiranti nel cavo ascellare e il tumore al seno. Anche i più affermati oncologi hanno sottolineato la mancanza di evidenze scientifiche o cliniche che colleghino l’uso degli antitraspiranti con il tumore al seno. Le conclusioni che sembrerebbero sostenere una presunta pericolosità suonano piuttosto affrettate, moderatamente ardite e opinionistiche. L’allarmismo, anche quando senz’altro involontario, non è mai foriero di benefici per il consumatore”.

 

 

 

 

 

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Valentina Corvino

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