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Monsanto-Bayer: matrimonio vicino

Il terzo tentativo potrebbe essere  quello buono. L’offerta di acquisto fatta da Bayer per la Monsanto sarà discussa dal consiglio di amministrazione del big dei semi (oltre che degli Ogm e del glifosato) questa settimana per discutere. La cifra è arrivata a 65 miliardi di dollari e l’obiettivo è creare la più grande azienda di semi al mondo.
La Reuters, citando fonti vicine alla Monsanto, riferisce che la multinazionale è vicina ad accettare l’offerta, ma a una stima leggermente superiore ai 127,50 dollari ad azione attualmente sul tavolo.
“La conclusione finale può essere vicina, e i “rumors” dicono che Bayer lavorerà sodo per cercare di raggiungere una conclusione definitiva prima della prossima settimana” hanno detto gli analisti alla Reuters.
Se avvenisse la fusione tra Bayer e Monsanto, i due colossi del biotech, pesanti ripercussioni potrebbero riversarsi su grandi e piccoli agricoltori. Le impressioni dei lavoratori del settore in Usa sono stati raccolti dal Farm Journal, e possono essere considerati indicativi degli analoghi rischi che correrebbero i coltivatori in Europa.

Meno concorrenza, prezzi più alti

“Penso che le impressioni sulla fusione sono varie … in tutto il paese”, dice Ken McCauley, contadino di White Cloud, Kansas. Come gli altri agricoltori, Ken è preoccupato del fatto che una minore concorrenza nel mercato farà salire i prezzi all’origine, ma anche che il consolidamento potrebbe influenzare negativamente la velocità con cui i nuovi prodotti arrivano sul mercato. Dopo tutto, i produttori di sementi e colture potrebbero essere meno interessati ad innovare, con un minor numero di concorrenti da battere.

Il monopolio dei semi

“Il nostro punto di vista è lo stesso delle aziende agricole”, dice Tom Burrus, presidente della Burrus Hybrids di Arenzville, Ill. “Gli impatti della fusione si riverseranno anche su di noi, non solo sui produttori”. La sua azienda lavora con una manciata di aziende coinvolte nell’accorpamento incombente, e se questo avrà successo, la sua azienda finirà con l’avere tre fornitori invece che cinque.

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Riccardo Quintili

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