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Gluten free, Antitrust richiama le Regioni

Rendere  utilizzabile il contributo pubblico per l’acquisto di prodotti gluten free unicamente presso le farmacie, parafarmacie o esercizi commerciali specializzati è” idonea a  determinare una ingiustificata restrizione della concorrenza”. A dirlo è l’Antitrust che, nell’ambito della sua attività di segnalazione, ha auspicato che le Regioni possano cambiare la normativa esistente nella direzione delle sue osservazioni. Nel ripercorrere lo stato dell’arte attuale, l’Autorità ha tratteggiato la situazione regionale attuale caratterizzata da una disparità di trattamento. “Molte Regioni – scrive l’Autorità –  hanno previsto modalità differenti di accreditamento del contributo pubblico e di erogazione dei prodotti senza glutine ai soggetti cui venga diagnosticata e certificata la malattia celiaca. In alcune Regioni, per esempio, si prevede l’utilizzo di buoni cartacei mensili che vengono forniti dalla Asl di appartenenza dietro presentazione del certificato medico attestante la malattia celiaca, spendibili  frazionatamente o in un’unica soluzione, nello stesso o in negozi diversi, in altre è previsto l’utilizzo della ricetta rossa, in altre ancora è stato avviato un processo di informatizzazione con  la trasformazione dei buoni da cartacei a digitali, con l’accreditamento sulla tessera sanitaria dell’importo mensile destinato all’acquisto dei prodotti gluteen free”.

Allargare i canali di vendita può aumentare la concorrenza

L’autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella non ha dubbi: La possibilità di acquistare gli  alimenti necessari alla propria dieta presso diversi esercizi commerciali” – scrive – “quali, in aggiunta al canale farmaceutico, le parafarmacie, i negozi specializzati e i punti vendita della Gdo – dove sono presenti, con le rispettive linee di prodotti senza glutine, anche gli stessi operatori della Gdo con i propri marchi privati (cd. private label) e le industrie alimentari -, oltre a garantire un’opportunità di scelta maggiore per i consumatori celiaci, costituisce senz’altro un importante strumento concorrenziale in grado di stimolare una riduzione dei prezzi a vantaggio di coloro che soffrono di tale patologia”.

D’altronde, sottolinea l’Autorità, esistono già Regioni che hanno disposto a livello normativo che il contributo statale “possa essere utilizzato non solo nel canale farmaceutico ma anche nei negozi specializzati, nelle parafarmacie e nei punti vendita della GDO (che devono stipulare apposite convenzioni con le Asl), con vantaggi in termini di stimolo alla concorrenza”. Il passo successivo è renderlo possibile ovunque.

Ai pazienti deve essere consentito di frazionare la spesa

Allo stesso modo, a giudizio dell’Antritrust deve essere consentita agli aventi diritto la possibilità di “frazionare la propria spesa, utilizzando il ‘documento di credito’ in  tempi ed esercizi diversi. La razionalizzazione, la semplificazione e la dematerializzazione delle procedure appare, infatti, elemento essenziale al fine di garantire un ampliamento reale, e non solo teorico, delle possibilità di scelta dei consumatori e del loro potere di acquisto, con un aumento effettivo del numero e della tipologia dei negozi in convenzione con le Asl, dove sia consentito  l’utilizzo del contributo pubblico, garantendo, in tal modo, la concorrenza tra diversi prodotti e canali di vendita”.

 

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Valentina Corvino

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