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Panino da casa? La soluzione è rivedere il servizio mensa

Il servizio di ristorazione scolastica dovrebbe rientrare nel livello essenziale delle prestazioni. A sostenerlo è Cittadinanzattiva secondo cui solo in questo modo verrebbe meno il motivo del ricorso dei genitori di Torino che oggi hanno incassato un’altra vittoria con il tribunale di Torino che ha respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione.

Cittadinanzattiva: trasformare il servizio da facoltativo a essenziale

“La nostra indagine – scrive l’associazione – conferma che un costo medio di 80 euro al mese non è sostenibile per molte famiglie. Ad essere svantaggiati, con l’introduzione del pasto da casa, sarebbero soprattutto i nuclei familiari più poveri, con l’effetto paradossale che i bimbi degli stessi non avrebbero più accesso nemmeno ad un pasto completo al giorno”. Per questo motivo andrebbe ripensato il servizio di mensa che dovrebbe smettere di essere a domanda individuale, facoltativo ed extrascolastico.

Non trascurare i problemi di igiene

Tra l’altro sdoganare il panino da casa comporterebbe una serie di implicazioni non solo di natura classista e razzista ma anche e soprattutto di sicurezza e di logistica: tutte questioni che la Corte d’Assise di Torino – che ha avallato la richiesta dei genitori torinesi – si è ben guardata dal risolvere. Il cibo familiare è più soggetto alle contaminazioni batteriche perché anche solo un’ora fuori dal frigo può essere deleteria per qualsiasi alimento. Dunque, come evitare che i bambini si scambino il cibo tenendo conto della sentenza della corte che non vuole locali separati? Una delle soluzioni prospettate dal comune di Torino è la presenza di alcuni vigilantes durante l’ora di pranzo con il conseguente aumento dei costi a carico delle scuole. Non si può sottovalutare anche il ruolo educativo della mensa che abitua non solo i bambini a mangiare in compagnia  ma anche a gustare un menù preparato da altre persone che non siano i propri familiari.

 

 

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Valentina Corvino

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