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Ridurre i pesticidi in frutta e verdura? Si può, ecco come

Davvero difficile evitare le sostanze chimiche nella dieta quotidiana. A meno di non scegliere un’alimentazione interamente biologica, le possibilità che rimangono a chi vorrebbe sfuggire da pesticidi, erbicidi & C. non sono molte. Di sicuro, vista l’invadenza dei contaminanti nei prodotti dei campi, è buona regola eseguire a casa alcuni trattamenti facilmente realizzabili che quantomeno riducono la quantità di residui. Ma quanto ci difendono, e da che cosa, le attenzioni casalinghe?

La domanda è comune. Per questo ricapitoliamo uno dei pochi studi scientifici in materia, quello della Rivista di merceologia, che nel 1996 ha passato in rassegna i lavori degli ultimi trent’anni. Già alcuni procedimenti utilizzati dall’industria sarebbero in grado di ridurre le tracce di pesticidi. È il caso della tostatura del caffè, in grado di eliminare dall’85 al 100 per cento dei residui di organoclorurati, pesticidi spesso utilizzati nella coltivazione delle piante.

Qualcosa, però, si può fare anche in casa. Vediamo cosa.

Decisamente efficace, almeno contro il Malathion, è la bollitura che porta alla eliminazione del 100 per cento di questo fitofarmaco comunemente usato sui fagiolini. Da uva e lattuga tre lavaggi lo riducono rispettivamente del 90 e del 61 per cento. Un solo lavaggio è invece già in grado di far scomparire le piratrine dalle mele.

Lavaggio e cottura sono relativamente efficienti nell’eliminazione (fino all’87 per cento) del Parathion dai cavoli. Discorso analogo vale per la pelatura delle melanzane, che riduce l’Endosulfen dell’88 per cento, o per la cottura dei broccoli, che comporta il 98 per cento in meno di Carbaryl. I trattamenti non sempre hanno questa efficacia. La pelatura delle patate, infatti, arriva a eliminare soltanto il 57 per cento di Hcb e la bollitura non va oltre il 50 per cento. Un’uguale quantità rimarrà anche dopo la cottura nelle lenticchie, e ben l’80 per cento di Deltametrin usato sugli spinaci resisterà alla bollitura.

In questi casi, come si intuisce, l’alternativa consiste nel consumare vegetali biologici, certificati come tali.

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Riccardo Quintili

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