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Il panino a scuola? Razzista e pericoloso

Dopo Torino anche altre città potrebbero permettere agli alunni delle scuole elementari di portarsi il cibo da casa e non usufruire del servizio mensa. Da Genova a Milano passando per Napoli fioccano  le richieste dei genitori che vorrebbero risolvere il problema del caro mensa e della scarsa qualità del cibo optando per la “schiscetta”. Una scelta che  Corrado Giannone, del laboratorio Ul Conal che da anni controlla le mense scolastiche, definisce razzista e classista perché comporta inevitabilmente una discriminazione tra ricchi e poveri, tra lauti pasti e non. Insomma svanisce l’effetto positivo della ristorazione pubblica.

Una battaglia giudiziaria durata anni

Nella città Antonelliana è stata la corte d’Appello a porre fine alla questione sollevata nel 2014 da un gruppo di genitori che contestavano l’eccessivo costo della mensa scolastica comunale. La sentenza è giunta la scorsa estate dopo una lunga battaglia giudiziaria ma parlare di vittoria è ancora troppo presto perché la questione solleva non pochi problemi logistici ed educativi. Dove far consumare il pasto ai bambini che non usufruiscono della mensa? La corte d’Appello sostiene che non possa esserci discriminazione tra i bambini e dunque, di fatto, boccia la soluzione adottata già lo scorso anno da un piccolo comune in provincia di Genova, Campomorone, dove i bambini che consumano il cibo della mensa e quelli che hanno il pasto portato da casa mangiano in due locali differenti. La scelta del comune dell’entroterra genovese è dettata da motivi organizzativi: “I locali della mensa scolastica sono gestiti dalla società erogatrice che stipula una polizza assicurativa che copre i bambini che usufruiscono della mensa da eventuali incidenti che si verificano nella struttura” spiega Giannone che aggiunge: “perché la società dovrebbe sobbarcarsi i costi dell’assicurazione per un bambino che non usufruisce del suo servizio?”

Pasto da casa? Non sempre è sicuro

L’altro quesito intreccia una questione logistica con una igienica: il cibo familiare è più soggetto alle contaminazioni batteriche perché anche solo un’ora fuori dal frigo può essere deleteria per qualsiasi alimento. Dunque, come evitare che i bambini si scambino il cibo tenendo conto della sentenza della corte che non vuole locali separati? Una delle soluzioni prospettate dal comune di Torino è la presenza di alcuni vigilantes durante l’ora di pranzo con il conseguente aumento dei costi a carico delle scuole. Non si può sottovalutare anche il ruolo educativo della mensa che abitua non solo i bambini a mangiare in compagnia  ma anche a gustare un menù preparato da altre persone che non siano i propri familiari.

L’effetto domino

Insomma una serie di nodi da sciogliere che non hanno però evitato l’effetto domino. A Milano, Napoli e Genova sono arrivate decine e decine di richieste di informazione per conoscere le modalità del pasto libero mentre nelle città dove il servizio mensa funziona, per costo e qualità, come Firenze e Parma non si registrano

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Valentina Corvino

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