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Azzardo: il braccio di ferro tra Regioni, associazioni e concessionarie

Sarà il tempo a dire se le dichiarazioni di Matteo Renzi al magazine “Vita” sono destinate a rimanere annunci o a trasformarsi in leggi: “Sul gioco d’azzardo stiamo per mettere a punto una misura per togliere le slot dalle tabaccherie ed esercizi commerciali” ha detto il presidente del Consiglio, andando nella direzione di associazioni e familiari di vittime del gioco che da anni lottano per una legislazione restrittiva. Se così fosse, finalmente le Regioni che tentano a fatica di contrastare il gioco d’azzardo con i propri strumenti legislativi, spesso insufficienti, avrebbero una sponda nazionale. Il percorso giuridico sul tema è infatti difficile e accidentato, come sostiene l’inchiesta sulla ludopatia pubblica sul numero in edicola del Test-Salvante.

La prevenzione non bastailtest-Ludopatia

Con il DL 158/2012 convertito in Legge con modificazioni (Legge n. 189/2012), la ludopatia è stata inserita nei livelli essenziali di assistenza (Lea) per le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione di chi vi è affetto. Ci si basa dunque sulla prevenzione o la cura individuale ma non sul problema sociale. Un modo per affrontare la situazione dal punto di vista del business, sempre seguendo la logica che sia l’economia al centro dell’interesse di un paese, non l’uomo. Sono le associazioni di cittadini allora a essere “entrate in gioco” lanciando una campagna dal titolo appunto “Mettiamoci in gioco” che chiede il divieto assoluto della pubblicità dei giochi d’azzardo e l’obbligo dell’utilizzo della tessera sanitaria per poter giocare.

“Mettiamoci in gioco”

Ad agosto, dopo un anno di attesa, è stato finalmente emanato il decreto per impedire gli spot dei giochi sulle reti generaliste (Rai, Mediaset, La 7, Tv8, la Nove e canali tematici indirizzati in via esclusiva o prevalente ai minori) dalle 7 alle 22. La pubblicità continuerà, invece, ad andare in onda, tra l’altro, in radio e su Mediaset Premium e Sky. Niente a che vedere, dunque, con il divieto totale proposto da “Mettiamoci in gioco” e neppure un accenno all’obbligo della tessera sanitaria. Eppure, spiega don Armando Zappolini, portavoce delle associazioni, “Le nostre proposte permetterebbero davvero di incidere sulle principali criticità del fenomeno. Certamente, sarebbe necessario che Parlamento e governo si impegnassero realmente e urgentemente per approvare una legge quadro di regolamentazione del settore. Nell’attesa, durata già troppo, si potrebbe cominciare con queste due innovazioni”.

Lottomatica: proibire non serve

Secondo le associazioni, questi provvedimenti avrebbero diversi vantaggi: ridurrebbero fortemente l’accesso dei minorenni al gioco d’azzardo; permette di escludere dal gioco le persone dipendenti che dichiarano una tale volontà oppure ne sono obbligati dall’autorità giudiziaria. Sta alle Regioni legiferare in merito al gioco d’azzardo sul proprio territorio. E qualcuna tenta di farlo anche in maniera concreta. E si scontra con interessi enormi. Fabio Cairoli, presidente e amministratore delegato di Lottomatica, leader di questo settore, attacca: “Chiediamo stabilità e certezza al governo perché la componente territoriale della diffusione di alcune tipologie di gioco sta prendendo una deriva proibizionista: non serve proibire, ma dare sicurezza soprattutto ai giocatori”.

L’esempio umbro

La sponda nell’esecutivo è immediata: “Senza gioco legale sarebbe un disastro” spiega Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia con delega ai giochi. E aggiunge: “La dimensione del gioco si sposterebbe sull’illegalità e perderemmo di vista alcuni aspetti che stiamo studiando, come la ludopatia”. Il sottosegretario non nasconde le altre – e ben più pesanti – motivazioni: “Per le entrate pubbliche sarebbe una perdita di oltre 10 miliardi, quasi un punto di Pil”. Motivazioni che non bastano a fermare alcune Regioni. Per esempio l’Umbria, regione che conta circa 10.000 giocatori con profilo problematico. Una delle principali azioni messe in campo è l’attivazione del numero verde 80041092 a seguito dell’approvazione della Legge regionale per la prevenzione il contrasto e la cura della ludopatia. Abbiamo riportato l’esempio umbro perché le prevalenze del gioco d’azzardo nella popolazione tra i 15 e i 74 anni di età sono assimilabili a quelle nazionali (le rilevazioni, del 2014, sono del Cnr di Pisa): i giocatori maschi sono il 37%, le giocatrici sono di meno, il 18%. La cifra totale della regione, invece, è ben diversa da quella del resto del paese: si tratta di 10.000 cittadini con questo problema. Molti più della media italiana, che secondo il rapporto Ipsad Cnr, è del 5,6% della popolazione affetta da ludopatia.

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Daniela Molina

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