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Mandorle libere da aflatossine: il dito e la luna

Gentilissima redazione di Test-Magazine,

l’articolo del professor Ritieni sull’argomento aflatossine nelle mandorle californiane, sollevato dal Presidente della Commissione Sicurezza Alimentare dell’UE, on. Giovanni La Via, contiene tre importanti aspetti.

Il primo è che il professore, tra i massimi esperti di micotossine in Italia, conferma che si tratta di sostanze cancerogene. Per la precisione “cancerogene e genotossiche anche a basse dosi”, affermava la decisione della Commissione Ue che il 7 agosto 2007 bloccò le importazioni di mandorla californiana in Europa, perché superavano costantemente i limiti fissati a tutela della salute dei consumatori.

Il secondo aspetto ė la sacrosanta affermazione del professore Ritieni che la sicurezza alimentare non ė mai negoziabile”. Purtroppo, va detto che per le mandorle californiane è invece clamorosamente accaduto il contrario.

Infatti, a seguito della pressione delle lobby delle aziende produttrici californiane e delle aziende importatrici, l’Unione Europea con Regolamento 160 del 2010 alzò il livello di tolleranza delle aflatossine, con l’unico voto contrario del governo italiano.

Delle due, l’una: o era sbagliata la decisione del 2007 o è stata sbagliata la successiva decisione del 2010.

Data l’indiscussa competenza, sarebbe utile conoscere l’opinione del professore Ritieni sull’argomento. In particolare vorremmo sapere se si possa affermare che, come egli stesso auspica, i nuovi limiti imposti nel 2010 “riducano il più possibile il pericolo derivante dalle micotossine e il conseguente rischio collegato alla loro ingestione specie nelle popolazione più indifese come i bambini, i ragazzi, gli anziani, etc.”

Il terzo aspetto riguarda le considerazioni sui sistemi di rilevabilità della presenza delle aflatossine nelle mandorle e negli alimenti in generale. Il problema esiste. Come dice il prof. Ritieni in certi tipi di alimenti il livello di aflatossine, se presenti, è talmente basso, da non essere rilevabile strumentalmente.

Ma, seguendo la metafora del dito e della luna, ci auguriamo che la questione sollevata dal Presidente della Commissione Europea sulla sicurezza alimentare non si risolva in una disquisizione su quello che non è attualmente ”rilevabile” nelle nostre mandorle, talmente bassa è la presenza di questi contaminanti, e ci si “dimentichi” che il problema è ciò che è pesantemente “presente e rilevabile ” in quelle californiane. Per questo è necessario che il problema delle aflatossine venga adeguatamente affrontato, a partire dalla revisione dei limiti massimi e attraverso controlli serrati sia sulle produzioni nazionali che sulla frutta in guscio importata dall’estero.

CORRADO BELLIA

DIRETTORE DEL CONSORZIO DI TUTELA DELLA MANDORLA DI AVOLA

 

Gentile direttore Bellia,

le sue osservazioni ci paiono tutte condivisibili. Non solo, alcune di queste – come quelle sull’innalzamento dei limiti imposto dall’Europa – sono stati denunciati, in tempi non sospetti dal nostro giornale (quando ancora si chiamava il Salvagente). Proprio all’indomani di quell’intervento (aprile del 2011) il Salvagente intervistava il professor Ritieni. Riteniamo utile riportare un passaggio di quell’articolo che può aiutare a chiarirsi le idee:

virgolette-1Un controsenso dettato da logiche puramente commerciali. Così Alberto Ritieni, docente di Chimica e biotecnologia delle fermentazioni all’Università Federico II di Napoli commenta il nuovo Regolamento europeo che estende i limiti per le aflatossine: “Una contraddizione considerando che su di esse vale il principio che meno ce n’è meglio è. Dunque la tendenza dovrebbe essere, per quanto possibile, di ridurle non certo di aumentarle. Il sospetto è che i limiti siano cambivirgolette chiusuraati sotto la spinta dell’industria, per interessi commerciali. Il legislatore ha individuato categorie più ristrette di prodotti, così per esempio ha differenziato mandorle e pistacchi, da una parte, noci e nocciole del Brasile, dall’altra. Accanto a questa operazione apprezzabile ha, però, alzato i limiti: per cui da un massimo di 2 ppb si è passati a 8 ppb per mandorle e pistacchi e 5 ppb per le noci del Brasile”

 

 

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Riccardo Quintili

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