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Fragole egiziane ed epatite A, si estende l’allerta negli Usa

Non si placa l’allerta epatite A negli Stati Uniti e, più passano i giorni, più il pericolo che l’epidemia legata al consumo di fragole, probabilmente di origine egiziana, preoccupa anche oltreoceano.

Come già aveva raccontato TestMagazine, la vicenda è scoppiata in Virginia dopo che i consumatori avevano consumato frullati di frutta a base di fragola nella catena Tropical Smoothie Cafe. E ancora oggi quello è lo Stato Usa più coinvolto con 59 casi registrati. Ma non l’unico, purtroppo. Al momento sono 74 le persone infettate, e i funzionari federali riferiscono che i sintomi di almeno 32 di queste erano così gravi da aver richiesto il ricovero in ospedale. Le previsioni sono di un aumento di contagiati, dato che il tempo di incubazione dell’epatite A varia tra i 15 ei 50 giorni.

I funzionari della Fda (la Food standard administration, l’agenzia alimentare Usa) stanno lavorando con i colleghi egiziani per risalire all’origine della contaminazione.
“L’indagine della FDA sulla fonte e la distribuzione delle fragole è in corso; e l’agenzia è in contatto con le amministrazioni analoghe egiziane per condurre assieme le indagini “, si legge sul sito della Food and Drug Administration.

Al momento non si segnalano casi in Europa, ma fonti interpellate dal Test-Salvagente non escludono che prodotti contaminati possano essere arrivati anche da noi. Un’eventualità non improbabile se si considera che l’Egitto è uno dei maggiori produttori ed esportatori di fragole (tanto fresche che congelate) al mondo. E che in casi precedenti (per esempio quello dei frutti di bosco contaminati dall’epatite A scattata nel 2013 in Europa) ha fatto vittime per anni prima di essere bloccata.

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Roberto Quintavalle

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