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Il Ttip è a un punto morto, l’Italia è l’unica che non se n’è accorta

Nella girandola di passi indietro e passi laterali dei governi europei riguardo il Ttip, l’Italia rischia di essere l’unico Paese a fare la figura del “più realista del re” nel volere a tutti i costi portare a termine il trattato commerciale con gli Usa. È vero che la cancelliera tedesca Angela Merkel si è affrettata a smentire le dichiarazioni del suo vice e ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel secondo cui “I colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perché noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti”. Merkel ha ribadito, tramite il suo portavoce che “i negoziati non sono ancora finiti” , anche se “ovviamente ci sono delle divergenze di opinione, l’importante è continuare a negoziare”. Il portavoce della cancellieri, Steffen Seibert, ha però sottolineato che Usa e Europa al momento divergono molto su questioni importanti, tra cui qualsiasi richiesta di abbassare gli standard di sicurezza europei su ambiente e tutela dei consumatori.

La Francia chiede lo stop

Altro colpo al traballante Tttip, contestatissimo dalle associazioni dei consumatori, dagli ambientalisti e dai sindacati su entrambe le sponde dell’Atlantico, arriva dalla Francia: il viceministro del Commercio estero, Matthias Fekl, ha detto che “Non c’è più il sostegno politico della Francia a questi negoziati”, annunciando che il suo paese presenterà una richiesta formale di cessazione della negoziazione a settembre. “Gli americani – ha detto a Radio Montecarlo – non concedono niente, o lasciano soltanto le briciole. Non è così che si tratta fra alleati. Le relazioni non sono equilibrate, bisogna riprendere in seguito su buone basi”.

Calenda: Per Italia accordo essenziale

In questo clima di ritirata o comunque di forte critica al trattato, al centro di forti polemiche dopo i documenti secretati resi pubblici da Greenpeace, l’Italia rimane l’ultimo Paese a voler convintamente chiudere con un esito positivo i negoziati. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dichiara al Corriere della Sera: “È vero che le offerte americane sono ancora insoddisfacenti ed è difficile chiudere l’accordo entro la presidenza Obama, come avevamo peraltro detto due mesi fa. Del resto per un’intesa commerciale di queste dimensioni due anni e mezzo di trattative non sono molti”,“Il Ttip si chiuderà, è inevitabile. Gli Usa sono i nostri principali partner economici. Se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?”, e spiegando che “Per l’Italia questo accordo è essenziale. Gli Usa sono il mercato a più alto potenziale di sviluppo per il nostro export”. A dire il vero, come una bozza di studio voluto dalla stessa commissione Ue sostiene, il rischio che i prezzi medi salgano e che pesino sulle spalle dei più poveri è molto concreto.

De Castro: Ancora tutti in ballo

Ma nonostante ciò, anche Paolo De Castro, relatore permanente per il Ttip della commissione Agricoltura del Parlamento Ue, ha dato man forte ai convinti della negoziazione: “Stupisce la dichiarazione del Ministro dell’economia tedesco – ha scritto in una nota – principalmente perché sarà possibile dare dei giudizi solo a negoziato concluso, e non è certo questo il momento e non vi sono round negoziali in corso. Sembra una dichiarazione pensata a scopo elettorale, anche perché nel vertice di fine giugno tutti i capi di governo europei hanno confermato il mandato all’unanimità alla commissione per continuare a negoziare”. De Castro ha concluso: ” Ad ogni modo è bene specificare che nessuna delle parti ha ceduto, i negoziati si stanno svolgendo, e anche se al momento un accordo sembra molto distante non credo però che si possa parlare di fallimento definitivo.” Insomma, nonostante le tante critiche dal basso e dall’alto che piovono sul Trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, il Governo italiano sembra l’unico tra i grandi negoziatori a non aver capito che il vento è cambiato.

 

 

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Lorenzo Misuraca

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