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Crolla la vendita di latte animale, volano i sostituti vegetali

Tra intolleranze alimentari e spostamenti verso le diete vegan, il tradizionale latte di origine animale comincia lentamente a cedere il passo ai suoi sostituti vegetali. Le proporzioni sono chiaramente schiaccianti a favore del primo, ma se si guarda alla tendenza appare un dato impressionante. Negli ultimi due anni il latte alimentare di origine animale è calato nelle vendite del 9,4%, in quantità e dell’8,9 in valore, mentre le tipologie di latte vegetale sono aumentate addirittura del 32,2%, seguiti dalla domanda di latti arricchiti (+ 11,8%). I dati sono quelli di un’indagine pubblicata dal settimanale l’Informatore Agrario, e riportata da Agricolae.eu, realizzata dagli economisti dell’Università di Padova Vasco Boatto e Cristian Bolzonella,  su un campione di 540 punti vendita della geo italiana Quello che più colpisce, secondo gli studiosi, è che i “latti alternartivi” continuano a crescere nel mercato, nonostante costino quasi il doppio del latte di origine animale, non poco in tempi di crisi economica. Il latte di origine vegetale ha infatti registrato tra il 2014 e il 2015 un prezzo medio di poco più di 2 euro al litro, con una differenza massima rispetto a quello animale di 0,92 euro al litro.

I perché di una scelta

L’identikit del consumatore medio dei sostituti del latte è fatto da intolleranti al lattosio, allergici alla caseina e anche persone col colesterolo alto, e vegani, che non ingeriscono nessun cibo di origine animale. Ma non bisogna sottovalutare il peso salutista in questa scelta: il timore che gli antibiotici dati agli animali potrebbero passare all’uomo. Originariamente fu il latte di soia ad aprire la strada a questo nuovo settore dell’alimentazione, ma di pari passo con la domanda, si sono moltiplicate le varietà di prodotti e oggi si trovano bevande al kamut, al farro, al miglio, al riso, fino all’avena. Ma non sono tutte uguali. In comune hanno la mancanza di lattosio e caseina, che le rende adatte a intolleranti a lattosio e allergici alla caseina, ma quelle di avena e kamut  ad esempio contengono glutine e sono dunque controindicate per i celiaci. Alcuni “latti” sono ricchi di zuccheri di pronto utilizzo e hanno pochi grassi, altri presentano maggior quantità di proteine. In genere vengono arricchiti con calcio, vitamine e sali minerali.

Il dibattito scientifico

In un articolo di Livia Parisi per il Salvagente, Andrea Ghiselli, del Centro per la ricerca sugli alimenti e la nutrizioni del Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), spiegava: “Nessuno può dirsi completo come il latte di origine animale, il cui consumo è fondamentale, tanto che le linee guida di tutti i paesi del mondo prevedono un giusto consumo di prodotti lattiero-caseari, tra le due e le tre porzioni di latte al giorno”. Tra i meriti, spiega Ghiselli, “ il latte ha quello di diminuire il rischio di diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari. Inoltre favorisce il mantenimento del peso, perché dà il giusto ritmo fame-sazietà, evita che ci si riempia con altri alimenti più calorici”.  Secondo la nutrizionista Luciana Baroni della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (Ssnv), invece, “I nutrienti presenti nel latte vaccino (in primis il calcio) possono essere ottenuti in quantità adeguate da altri cibi (latte vegetale addizionato di calcio, altri cibi come tofu, verdura, legumi, frutta secca). Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento, e come tale va consumato: in piccole quantità, se gradito”.

Soia, riso, avena e mandorle: le caratteristiche

Sul portale della Ssnv Baroni spiega: “Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte vaccino nella preparazione dei cibi e dei dolci. Come per il latte vaccino, il consumo dovrebbe essere moderato (125-250 cc al giorno). Sempre meglio consumarli al naturale, cercando di limitare i prodotti con aggiunta di sostanze aromatizzanti dolci. L’utilizzo di prodotti addizionati con calcio, vitamina D e vitamina B12 può risultare utile in caso sia ipotizzabile un limitato apporto con la dieta di questi nutrienti”. Nel caso si opti per il latte di soia, è bene sapere questa sostanza riduce il colesterolo-Ldl, legato al rischio di arteriosclerosi (così come il latte d’avena) e che è il latte vegetale meno calorico e con più proteine. Il latte di riso, invece, è ricco di zuccheri ma è povero di proteine e di grassi, e contiene vitamine A, B, D. Il latte d’avena è poco calorico, ha poche proteine e pochi grassi, contiene fibre, vitamina E e acido folio. Il latte di mandorle, infine,  è molto calorico e grasso rispetto agli altri latti vegetali, ma essendo ricco, oltre che di calcio, di antiossidanti esercita un effetto positivo sulla salute cardiovascolare.

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Lorenzo Misuraca

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