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Allerta epatite A in Virginia: sotto accusa le fragole egiziane

17 casi di epatite A in pochissime ore. Il nuovo allarme, partito dalla Virginia, potrebbe presto arrivare anche da noi. Negli Stati Uniti l’allerta ha un luogo e un imputato preciso, i casi, infatti, si sono manifestati tutti dopo che i consumatori avevano consumato un frullato di frutta nella catena Tropical Smoothie Cafe e il frutto contaminato, senza dubbi, era la fragola.
A far arrivare l’allarme oltreoceano è stata la notizia che il ministero dell’Agricoltura egiziano sta indagando sulla possibilità che le fragole esportate verso gli Stati Uniti siano all’origine della contaminazione con il virus dell’epatite A.
Il portavoce del ministero Edi Hawash ha precisato di non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale da qualsiasi agenzia governativa degli Stati Uniti ma i funzionari della sanità della Virginia sospettano che i 17 casi di epatite A siano legati alle fragole congelate provenienti dall’Egitto.
Se questa ipotesi fosse confermata, e le prime indagini e i campionamenti egiziani non hanno ancora trovato alcuna contaminazione, l’allerta si allargherebbe a dismisura.
L’Egitto, infatti, è uno dei maggiori esportatori di fragole (il quarto al mondo) con 40 milioni di tonnellate fresche e congelate in 30 paesi in America, Sud-Est asiatico ed Europa.
L’Epatite A è un’infiammazione del fegato causata da un virus virus. I sintomi si sviluppano 15-50 giorni dopo l’esposizione al virus, che può avvenire attraverso il contatto diretto con una persona infetta o il consumo di alimenti o bevande contaminati.

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Roberto Quintavalle

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