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Come reagire all’attacco di un cane (e come evitarlo)

Il migliore amico dell’uomo che in alcuni casi può trasformarsi nel suo carnefice. È accaduto pochi giorni fa a Catania e l’episodio si è concluso con la morte del bambino di 18 mesi che i cani – due doghi argentini di famiglia – avevano azzannato e l’iscrizione nel registro degli indagati della madre del piccolo per omicidio colposo. Al di là della necessità di corsi di addestramento per i cani come sostengono in questi giorni gli educatori cinofili, nell’approcciare gli animali d’affezione non dovrebbe mai mancare il buon senso. Innanzitutto perchè si tratta pur sempre di animali.

Anche se siamo abituati a concepirli come membri della famiglia i cani restano cani. Lo scrive bene Valeria Rossi, addestratrice, su tipresentoilcane.it, seguitissimo blog di amanti degli animali: “Il cane (qualsiasi cane) può mordere proprio perché è un cane. Perché la bocca è il suo principale mezzo di espressione e la sua unica arma di difesa. Perché i denti in bocca ce li ha e non può toglierseli a piacimento come fa il nonno con la dentiera. In più è stato fornito da Madre Natura di una dentatura particolarmente efficace, essendo – in natura – un predatore che deve afferrare ed uccidere le proprie prede proprio con i denti”.

Non esistono razze che mordono di più

Se vogliamo fare una distinzione, questa è possibile tra razze che sono più o meno reattive. “Il cane più reattivo, quello con la soglia di tolleranza più bassa, quello che ha già vissuto esperienze sgradevoli e quindi ‘mette le zampe avanti’ (anzi, in questo caso i denti) esiste ed è inutile negarlo”  scrive l’addestratrice sottolineando che reattività non fa sempre rima con aggressività. È vero, invece, che esistono razze meno mordaci per selezione: per esempio quelle da compagnia, molte razze da caccia (specie quelle che lavorano in muta) e molte razze da slitta, in cui l’aggressività è stata progressivamente ridotta ai minimi termini.

Come non farsi mordere

Di fronte a tragedie che si ripetono, fa notare la Lav, da anni sono stati introdotti i percorsi formativi per detentori di cani, obbligatori per coloro che vivono con un cane ritenuto aggressivo e facoltativi per tutti gli altri. Gli animalisti denunciano (e non da oggi): “Purtroppo però, tali percorsi – che i Sindaci assieme ai Servizi Veterinari ASL dovrebbero organizzare per legge – sono ancora troppo rari. Eppure sono importanti, anzi, sono fondamentali: conoscere il linguaggio del cane, i suoi segnali e il corretto modo di rapportarsi con il quattro zampe è fondamentale nella prevenzione di episodi di aggressività”.

Il modo corretto per approcciare-salutare un cane – scrive Valeria Rossi – consiste nell’evitare di guardarlo negli occhi, nell’avvicinarsi a lui lateralmente e non frontalmente, nel porgergli il fianco o il lato posteriore, nell’aspettare che sia lui a scegliere il momento di avvicinarsi e nel coccolarlo sempre e solo toccandogli i lati del muso e del corpo, oppure la groppa.

Da evitare sono, invece, le fughe e le reazioni isteriche (dettate dalla paura), nonché il mancato rispetto degli spazi: non si deve entrare in un territorio protetto da un cane, ma non si deve neanche buttarglisi addosso per coccolarlo, invadendo il suo spazio personale ed ignorando la distanza di sicurezza che il cane tende a mantenere verso qualsiasi sconosciuto, almeno finché questi non ha manifestato chiaramente le proprie intenzioni.

È corretto porgergli una mano da annusare, ma a debita distanza, in modo che sia il cane ad avvicinarsi e non noi ad invadere i suoi spazi.

 

E se attacca?

La cosa migliore da fare è – se si riesce a conservare la lucidità necessaria – rimanere immobile, con le braccia attaccate al corpo, di nuovo senza guardare fisso negli occhi l’animale. Se, nonostante questo, il cane dovesse attaccare, la posizione migliore è quella fetale, con le mani a proteggere la nuca.
Nel caso dovessimo essere in presenza di un bambino, spiega Valeria Rossi, è fondamentale interporre la nostra persona (immobile e statuaria) tra lui e il cane sconosciuto.
E nel caso in cui avessimo già commesso l’errore di sollevare il bambino, qualora fosse stato morso, dovremo riabbassarlo lentamente, senza competere in alcun modo col cane. Se è andato “in presa” dovremo tentare di aprirgli la bocca utilizzando una leva.

 

I cani nei luoghi pubblici

Proprio perchè i cani sono animali e vanno considerati tali, se in Italia non c’è una legge nazionale che vieta l’ingresso degli animali nei luoghi pubblici – fatta eccezione per i luoghi dove sono preparati, trattati o conservati gli alimenti – il Regolamento di Polizia Veterinaria (D.P.R. n. 320/1954) è molto chiaro nel disciplinare la conduzione degli animali nei luoghi pubblici (si pensi alle strade, agli uffici e alle strutture pubbliche ma anche ai luoghi di proprietà privata che però sono accessibili al pubblico solo per fare un esempio). Qui i cani devono essere condotti con il guinzaglio o, in mancanza, con idonea museruola.

Oltre alla legge nazionale, la questione è regolata anche a livello locale da un’infinità di leggi regionali,  ordinanze o regolamenti a livello comunale che causano una incertezza e una difformità di normativa tra singoli comuni anche molto marcata: il sindaco, infatti, tipicamente decide in autonomia come regolare la materia, disciplinando l’ingresso degli animali nei luoghi pubblici del comune (e vietandolo nei luoghi sensibili, come scuole e ospedali), spesso lasciando al singolo esercente la facoltà di decidere se permettere l’accesso dei cani alla propria attività (luoghi aperti al pubblico). Tali norme generalmente sono contenute nel Regolamento per la tutela degli animali, nel Regolamento di Igiene urbana Veterinaria oppure – in ultima istanza – nel Regolamento di Polizia Urbana.

 

 

 

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Valentina Corvino

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