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La dipendenza dal lavoro fa male

Lavorare poco…lavorare meglio. Potrebbe essere questo il motto alla luce dei risultati di uno studio condotto dall’Università di Bologna, in collaborazione con quella di Trento, che dimostra le conseguenze negative a livello psicologico e fisiologico del non riuscire a staccare dal lavoro con buona pace di Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo, che proprio di recente ha dichiarato che il segreto del successo è lavorare 130 ore alla settimana. Secondo Cristian Balducci, professore associato di Psicologia del lavoro dell’ateneo bolognese, il “Workaholism”è una forma negativa di forte investimento nel lavoro, in cui la persona non solo lavora eccessivamente – spesso ben oltre quanto richiesto dall’organizzazione – ma sviluppa una vera e propria ossessione per l’attività lavorativa, non riuscendo a staccare e provando un disagio significativo quando si allontana da essa. I correlati di questo fenomeno sono stati documentati dai ricercatori italiani non solo a livello psicologico (sintomi di malessere affettivo, irritabilità, ansia e depressione), ma anche a livello fisiologico (elevata pressione sanguigna).

Lo studio è stato condotto dai ricercatori su due fronti: attraverso un campione di 311 partecipanticostituito in gran parte da liberi professionisti, dirigenti e imprenditori, è stato mostrato che i soggetti che hanno difficoltà a staccarsi dal lavoro (workaholism), registrano una più frequente esperienza di stati emotivi negativi (ad es. rabbia, pessimismo, scoraggiamento), non solo quando questi sentimenti sono autoriportati dal soggetto, ma anche quando viene chiesto ad una fonte indipendente (il partner, nella gran parte dei casi) di riportare il benessere affettivo del soggetto; attraversi un gruppo di 235 lavoratori dipendenti, è emerso che una più marcata tendenza al workaholism impatta negativamente sulla salute mentale ad un anno di distanza, a suggerire che alla lunga le conseguenze della dipendenza da lavoro possano essere di rilevanza clinica. Inoltre è emerso che un carico di lavoro percepito come molto elevato produce un rafforzamento della tendenza al workaholism.

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Valentina Corvino

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