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Microplastiche, ecco le aziende che non riescono a farne a meno

Revlon, Amway e Estee Laudeer. Sono queste le 4 granzi aziende che più fanno uso di microplastiche nei loro prodotti e non sono disposte a cambiare rotta. Quando parliamo di microplastiche, ci riferiamo a  quel materiale sintetico fino a 5 mm di diametro che gli attuali sistemi per la depurazione delle acque non riescono a trattenere. Provengono da tutto ciò che finisce negli scarichi: dalle setole degli spazzolini da denti ai tappi delle bottiglie. Sfuggendo ai sistemi di depurazioni questi frammenti finiscono nei fiumi e negli oceani trasformandosi in una vera e propria minaccia per l’ambiente.

La classifica dei più e dei meno virtuosi di Greenpeace

Greenpeace East Asia ha valutato in base all’utilizzo di queste particelle i trenta più importanti marchi internazionali di prodotti cosmetici e per l’igiene personale scoprendo che alcuni dei più noti per la cosmesi si stanno impegnando per eliminare l’uso di microplastiche, mentre altre non riescono a farne a meno. Al netto dei provvedimenti delle singole aziende, tuttavia, occorre affrontare la questione a livello politico. Alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno già vietato l’utilizzo delle microsfere nei prodotti per l’igiene personale a partire dal 2017. In altri Stati come Taiwan, Regno Unito, Australia e Canada sono in discussione proposte normative per proibirne l’uso. In Italia, invece, grazie anche all’impegno dell’Associazione Marevivo, solo poche settimane fa è stata presentata una proposta di legge per vietare l’utilizzo di queste microsfere in cosmetici e prodotti per l’igiene personale.

Miliardi di frammetti nei laghi e negli oceani

Spiega Giuseppe Ungherese,responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia: “Questa classifica prova che l’intero settore sta facendo molto poco per risolvere questo grave problema ambientale. Le aziende sostengono di riuscire a gestire il problema ambientale delle microsfere, ma questo è falso, come dimostra il rilascio quotidiano negli oceani di miliardi di microsfere contenute nei prodotti per la cura e l’igiene personale”.

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Valentina Corvino

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