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Ramsonware, il riscatto diventa più caro

Non si fermano i pirati del web, anzi alzano la posta. Secondo uno nuovo studio di Symantec il riscatto da pagare per “liberare” i dati del nostro pc rapiti illegalmente è raddoppiato in sei mesi, dato che a fine 2015 era a quota 294 dollari e oggi si aggira attorno ai 679 dollari.

COSÌ TI CRIPTO I TUOI DATI

Di cosa stiamo parlando? Del ransomware, gli ultimi virus informatici che funzionano pressappoco così: l’utente viene indotto con l’inganno all’apertura del file infetto che, a seconda dei casi, potrebbe trattarsi di un falso MP3, un film, una falsa fattura allegata o un finto messaggio di una sedicente autorità di polizia, che avrebbe “pizzicato” contenuti illegali sull’hard disk del computer in uso. Una volta aperto – per curiosità o paura – il file allegato o scaricato, il pasticcio è fatto: il virus ransomware viene innescato e, appoggiandosi a un server sconosciuto contenente una chiave di cifratura privata (nota soltanto all’hacker), cripta il maggior numero possibile di file sul computer bersaglio, assegnandovi una chiave di cifratura pubblica. A questo punto, un messaggio sul computer della vittima indica che i file interessati dal ransomware non sono più accessibili al loro proprietario e, ancor peggio, i dati criptati saranno cancellati entro pochi giorni (con un bel conto alla rovescia ben visibile) a meno che la vittima non versi una quantità di denaro all’hacker. Attraverso modalità non tracciabili come voucher e bitcoin, per vedersi spedire la chiave di decrittazione del materiale. Quanto? Secondo i dati di Symantec, per liberare il computer oggi occorrono in media 679 dollari.

Che fare? Innanzitutto, per prevenire virus come questo, è sempre consigliabile tenere una copia di backup di tutti i dati importanti (documenti, contatti, rubrica, files, e-mail, etc…), aggiornandola periodicamente.

PAROLA D’ORDINE: ASPETTARE

E si è invece si è rimasti vittima di questi cyber criminali? “La brutta notizia è che non ci sono per il momento grandi opportunità per de-criptare i files” spiega Simone Castro, esperto informatico che aggiunge “il consiglio è di aspettare. Mai come in questo caso è necessario conservare i files criptati e aspettare un po’ di tempo nell’attesa che con il tempo si riesca a scovare e a rendere inefficace il meccanismo con cui questi criminali informatici rendono inutilizzabili i nostri documenti”.

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Valentina Corvino

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