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Glifosato, i risultati del nostro test alla Camera dei Deputati

E’ una vera e propria “guerra del grano” quella che negli ultimi anni affligge agricoltori e, indirettamente, i consumatori: prezzi quasi dimezzati, agricoltori contro industriali, manifestazioni di piazza, la qualità dei nostri prodotti alimentari messa a rischio. E il governo che decide di correre ai ripari. Come? Da un lato con un piano di rilancio per il settore su cui sta lavorando il ministro Maurizio Martina, dall’altro prevedendo una serie di iniziative per la tutela del settore del grano duro. Su quest’ultimo punto sono in corso le audizioni delle parti interessate alle quali ha partecipato Domenico De Francesco, agricoltore ceralitico della provincia di Chieti, che con il supporto economico e morale di 30 colleghi ha raccolto i soldi necessari a pagare una parte delle analisi di laboratorio che abbiamo pubblicato nel mese di maggio.

Vogliamo gareggiare ad armi pari

“Siamo consapevoli delle sfide che il libero mercato ci pone e per questo ci sentiamo poco tutelati dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria. Ma per godere dei suoi benefici, è necessario che tutti gli attori coinvolti siano messi nelle condizioni di gareggiare ad armi pari e chi usa il glifosato per migliorare le sue produzioni ha un indubbio vantaggio” ha esordito  De Francesco riferendosi al principale concorrente estero, ovvero il Canada: “E’ dal Nord del mondo che proviene la maggiore quantità di grano che importiamo. Qui gli agricoltori fanno uso massiccio di glifosato per favorire l’essiccazione del grano altrimenti impossibile viste le basse temperature”. E’ il pre-harvest, la pratica ampiamente utilizzata, solitamente 15 giorni prima del raccolto, per fare in modo che il grano abbia un’accelerazione nella maturazione. Non solo. La granella che affronta un viaggio così lungo stipato in silos ha una maggiore predisposizione alla proliferazione di muffe e anche questo non fa bene al prodotto finito”. Tutto questo smentisce con i fatti – sostiene in audizione De Francesco – le aziende che sostengono di importare dall’estero grano di qualità: “Non è così, e le analisi lo dimostrano ampiamente. Chi compra grano all’estro lo fa con l’unico scopo di ottener maggiore profitto a spese degli agricoltori italiani e soprattutto dei consumatori”.

E il grano italiano?

Spiega De Francesco: “Nel nostro raccolto non c’è bisogno di fare uso del glifosato, sarebbe anti economico.La trebbiatura si è conclusa con successo quindici giorni fa a temperature vicine ai 35 gradi. Capirete che con questo calore non c’è bisogno di ricorrere a stratagemmi per far maturare il grano”.

Stop al glifosato

E’ per questo – conclude De Francesco – che chiediamo al governo di porre un freno all’importazione di granella contenente residui di pesticidi e di vietarlo tout court nel nostro Paese”. Peccato che a questo appello non abbai fatto seguito nessun impegno della commissione agricoltura.

 

 

 

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Valentina Corvino

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