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Le fuoriuscite di petrolio? Per le industrie “fanno bene a pesci e uccelli”

Le maree nere e le immagini di cormorani imbrattati di petrolio e di pesci morti che galleggiano? Al di là della retorica ambientalista, sono un bene per la flora e la fauna ittica.

Non avete capito male è esattamente quanto ha affermato Gregory Challenger, esperto della Tesoro-Savage una joint venture tra due delle compagnie più importanti nel campo degli idrocarburi Usa. L’occasione sono state le recenti audizioni dell’Energy Facility Site Evaluation Council (Efsec) di Washington dove è in discussione il progetto Tesoro-Savage terminal per i treni che trasportano greggio. Un programma che porterebbe alla gestione di 360.000 barili di greggio al giorno.

Gregory Challenger che per la Vancouver Energy ha analizzato i possibili impatti di un grave incidente al terminal o sulla linea di trasporto, secondo quanta riporta GreenReport.it, ha dato la sua visione di un evento del genere.

“Le fuoriuscite di petrolio, quando causano la chiusura di determinate attività di pesca o delle stagioni venatorie, sono un beneficio per gli animali. Una fuoriuscita di petrolio non è una buona cosa. La chiusura della pesca è una buona cosa” ha spiegato senza vergogna “l’esperto”.

Non contento, Challenger ha anche portato l’esempio del disastro petrolifero Athos 1, che nel 2004 ha scaricato 264.000 di greggio nel fiume Delaware e che secondo lui ha avuto l’effetto benefico di provocare la chiusura anticipata della stagione di caccia all’anatra nel fiume e della caccia in generale in tutta l’area interessata. “Si stima che ci siano stati 3.000 uccelli colpiti dal petrolio, e 13.000 uccelli non uccisi dai cacciatori, grazie al periodo di divieto. Anche se nessuno ci ha riconosciuto questi benefici, è difficile negare che è per gli uccelli è un bene non venire uccisi”.

 

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Anna Gabriela Pulce

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