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Greenpeace: l’aria nei negozi di abbigliamento è mille volte più inquinata che fuori

Mentre i marchi Vaude e Rotauf annunciano l’adesione all’impegno Detox di Greenpeace – in occasione del lancio della classifica dei marchi outdoor in relazione all’uso di sostanze pericolose – Greenpeace dimostra, pubblicando le analisi dell’aria dei negozi di aziende tra le meno virtuose, come sia contaminata l’aria che respiriamo.  Greenpeace ha reso noti, infatti, i risultati di analisi effettuate su campioni di aria in negozi outdoor monomarca, Mammut, The North Face, Norrona e Haglöfs e multimarca, in Europa e a Taiwan. In Italia, sono stati analizzati campioni di aria nei negozi monomarca The North Face di Milano e Torino. Il risultato è che le concentrazioni di Pfc volatili nei negozi presi in esame sono fino a mille volte più elevate rispetto a quelle presenti all’aria aperta. Ricerche scientifiche dimostrano che l’esposizione a Pfc volatili, come quelli rinvenuti nei campioni d’aria dei negozi presi in esame da Greenpeace, può essere collegata all’aumento nel sangue dei livelli di Pfoa (Acido Perfluoroottanoico), una sostanza nota per la sua tossicità e cancerogenicità. L’esposizione ad alcuni Pfc è associata a numerosi effetti negativi sulla salute, compresi il cancro ai reni e ai testicoli.

La classifica detox

“Nei mesi scorsi migliaia di appassionati di tutto il mondo hanno portato all’attenzione dei propri marchi preferiti il problema ambientale generato dall’utilizzo dei Pfc” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia. “Oggi alcuni marchi riconoscono la necessità di eliminare queste sostanze chimiche pericolose dalle loro filiere produttive e di utilizzare le alternative ai Pfc già esistenti”. La classifica dei marchi dell’outdoor basata sulle loro dichiarazioni pubbliche relative all’eliminazione dei Pfc permette di identificare chiaramente i campioni detox, come Benetton, Inditex (che detiene Zara) e H&M rispetto ai mediocri, Esprit, Limited Brands, Li-Ning e Nike, coloro che non si stanno dimostrando all’altezza delle promesse fatte ai consumatori, e ai fuori gara, ovvero quei marchi che non si sono assunti alcuna responsabilità riguardo l’uso dei Pfc, Armani, Bestseller, Diesel, D&G, GAP, Hermes, LVMH Group/Christian Dior Couture, Metersbonwe, PVH, Vancl e Versace.

Promesse da marinai

Molte aziende pur avendo dichiarato pubblicamente di voler eliminare i Pfc entro il 2020 continuano ad utilizzarli in zaini, scarpe e sacchi a pelo; altre mancano di trasparenza o di un adeguato sistema di tracciabilità delle sostanze chimiche pericolose nelle filiere produttive. “Aziende leader del settore come The North Face, Mammut, Norrona e l’italiana Salewa continuano a non affrontare adeguatamente il problema e si nascondono dietro promesse poco ambiziose, condannandoci a un inquinamento da Pfc pressoché irreversibile” conclude Ungherese. Ci sono invece aziende che fanno sul serio. Rotauf ha già eliminato i Pfc dai propri prodotti mentre il marchio tedesco Vaude si è impegnato a farlo entro il 2018. L’impegno arriva a pochi mesi di distanza da quello dell’azienda inglese Paramo. Sono scelte che confermano le responsabilità del resto del settore che continua a voler dipendere dall’utilizzo di sostanze chimiche pericolose come i Pfc. Greenpeace esorta le autorità sanitarie nazionali competenti ad indagare in modo approfondito i possibili impatti sulla salute dei lavoratori e dei cittadini generati dall’esposizione ai Pfc.

 

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