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Olii minerali in Kinder e Lindt: le analisi choc tedesche

Cioccolata e barrette di cioccolata contaminate da oli minerali. In due parole da idrocarburi. La clamorosa scoperta è ancora una volta di Foodwatch.org, l’Ong che da anni realizza queste prove. E che questa volta chiama in causa la Ferrero e la Lindt, oltre a un prodotto venduto da Aldi per la presenza di questi contaminanti. I prodotti sono le praline Lindt Fioretto, i Kinder Riegel e i Sunrice di Aldi.

3. Lindt FiorettoUnica a prendere provvedimenti  la catena Aldi che ha chiesto ai produttori di limitare il contenuto di questi idrocarburi. Lindt e Ferrero, invece, non hanno commentato.

Dopo  la clamorosa notizia , sui coniglietti pasquali di cioccolato contaminati da oli minerali ridimensionata dalla Lindt con una posizione che non negava i risultati delle analisi tedesche ma ridimensiona i pericoli (definiti, per la verità inesistenti, secondo la posizione dell’Associazione delle industrie dolciarie tedesche) e ribadiva che in Europa non esistono limiti per le due sostanze rinvenute nella cioccolata, si riapre il caso.

Gli oli della discordia

Vale la pena tornare sull’argomento per tentare di fare chiarezza su un caso che dovrebbe far riflettere sul tema degli imballaggi e della migrazione di sostanze indesiderate agli alimenti.
I due oli minerali trovati nelle cioccolate da Foodwatch hanno due nomi complessi, Mosh  e Moah, ma da tempo sono al centro di polemiche.
I Mosh, mineral oil saturated hydrocarbons, comprendono idrocarburi lineari e ciclici (n-alcani, isoalcani e cicloalcani). Ne sono stati trovati 6,8 mg/kg nei Kinder Riegel, 5,3 mg/kg in Sun rice e 5 mg/kg nei Lindt Fioretto.
Moha, invece, è la sigla che sta a indicare i mineral oil aromatic hydrocarbons. E in questo caso il test ha fatto segnare 1,2 mg/kg nei Kinder, 1 mg/kg nel Sun rice e 0,7 mg/kg nei LIndt.8. Kinder Riegel

Un allarme che viene da lontano

Le due sostanze vengono alla ribalta nel 2011, quando in Svizzera l’Autorità di controllo degli alimenti di Zurigo porta in laboratorio 119 prodotti contenuti in scatole di cartone, tra cereali da colazione, pasta e riso.
Dalle analisi emerge che gli oli minerali presenti nelle confezioni, fatte con carta riciclata, arrivano agli alimenti: dei 119 campioni appena 30 risultano “puliti”. Tutti gli altri non solo superano i limiti considerati sicuri per la presenza di sostanze indesiderate (0,01 mg per chilo, secondo i pareri del Joint FAO/WHO Committee on Food Additives dell’epoca), ma la maggior parte dei prodotti oltrepassa il limite di circa 10 volte. Più a lungo gli alimenti restano nelle scatole, si stabilisce, più la contaminazione aumenta, arrivando a superare il limite di centinaia di volte.

Pericolosi? Sì, no, forse

7. SunRiceSulla pericolosità di Mosh e Moah si discute sempre più aspramente e non sempre con pareri concordi.
Sembra abbastanza certo che si accumulino nei tessuti animali, nel latte e nel grasso umano. Uno dei pochi esperimenti su questi composti (Fisher 344) ha trovato che causano  lo sviluppo di granulomi al fegato e lesioni a linfonodi mesenterici nei ratti dirà a dosi molto basse, 0,01-20 mg/kg di peso corporeo.
Nel 2013 l’Efsa emette un parere scientifico sulle due sostanze, ribadendo che una parte dell’esposizione è dovuta proprio agli imballaggi e raccomandando una serie di misure per limitare la migrazione negli alimenti e indicando come servano altri studi.

Quel che appare innegabile è che il problema è esteso a molti degli imballaggi che vengono a contatto con i nostri alimenti.

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Roberto Quintavalle

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