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Falso extravergine, si muove Carapelli. Ma serviva l’Antitrust?

Dopo la condanna dell’Antitrust al pagamento di una multa di 300mila euro per aver etichettato come extavergine un olio che in realtà è risultato essere, almeno in tre lotti, un semplice vergine, la Carapelli Firenze Spa del gruppo Deoleo che commercializza i marchi Carapelli, Bertolli e Sasso, corre ai ripari e in una nota spiega quali sono i miglioramenti che ha messo in campo e quali ulteriori strumenti verranno adottati entro l’anno per garantire la qualità al consumatore.

“Il nostro impegno”

Nella nota il gruppo spiega che “da novembre 2015, ha rinnovato il suo impegno nei confronti dei consumatori attraverso lo sviluppo su base volontaria del Manifesto di Qualità e Trasparenza, che definisce standard più elevati per tutti i suoi prodotti extravergine.

Questo impegno è costituito da sei misure concrete:

1) selezione delle migliori materie prime, che si articola anche in una più stringente procedura di qualifica dei fornitori;

2) parametri fisico- chimici più restrittivi rispetto a quelli previsti dalla normativa Ue per garantire una maggiore qualità e freschezza;

3) miscelazione di soli oli d’oliva 100% extravergini;

4) salvaguardia della qualità dei nostri prodotti utilizzando bottiglie di color verde scuro;

5) utilizzo di etichette riportanti tutti i dettagli relativi ai prodotti;

6) tracciabilità completa per ogni bottiglia di olio extravergine di oliva.

In particolare, le prime tre misure riguardanti le materie prime e gli standard di qualità sono già applicate negli stabilimenti in Italia dalla fine del 2015, mentre le altre tre misure saranno pienamente implementate durante l’arco del 2016 su tutti i nostri prodotti di olio d’oliva extravergine”.

Ma serviva la multa dell’Authority?

Prendiamo atto favorevolmente del fatto che di fronte a un errore sanzionato dall’Authority Carapelli, leader di mercato, non si sia arroccata ma che anzi reagisca positivamente e si impegni con i consumatori a garantire una maggiore qualità. Tuttavia una domanda è lecita porsela: serviva una multa severa – scaturita da un’esposto di Konsumer Italia sulla base delle analisi del Test-Salvagente – per mettere in campo questi nuovi strumenti di tutela della qualità? Noi speriamo che il mercato e il settore oleolicolo sappiano sempre più prevenire questi errori e non dover intervenire ex post.

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enrico cinotti

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