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Nanomateriali: onnipresenti, invisibili e insidiosi

Cosmetici, prodotti alimentari, farmaci, tessuti repellenti alle macchie e tanto altro. I nanomateriali sono contenuti in molti prodotti in commercio in svariati settori e l’associazione ambientalista francese “Agir pour l’environnement” ha trovato nanoparticelle non dichiarate in etichetta in 4 prodotti: una porzione di vitello William Blanquette Saurin, biscotti Napolitains LU, chewing-gums Malabar, ognuno dei quali contiene biossido di titanio, l’additivo colorante E171, così come il mix di spezie utilizzata dal supermercato Carrefour nel suo guacamole, una salsa messicana, che contiene biossido di silicio, l’agente antiagglomerante E551. “I risultati delle nostre analisi dimostrano che la regolamentazione Ue ha fallito e che i consumatori non sono protetti” ha commentato Magali Ringoot coordinatore della campagna.

Cosa sono le nanoparticelle

100.000 volte più piccole di un capello, le nanoparticelle consentono all’industria di raggiungere performances  sempre più elevate per i propri prodotti motivo per cui la ricerca sull’uso dei nanomateriali corre veloce. Orsetti di peluche che incorporano nanoparticelle d’argento per combattere batteri e acari, asciugamani e calzini di cotone infusi da miliardi di particelle d’argento per fare in modo che non puzzino, mute e costumi da bagno intrisi di nanoparticelle per favorirne una rapida asciugatura, biscotti dalla glasse lucide, colorate e appetitose.

Manca una regolamentazione certa e condivisa

La ricerca scientifica sulla sicurezza delle nanoparticelle, però, non va di pari passo così come si è ancora lontani da una regolamentazione unica e condivisa sull’uso sicuro dei nanomateriali. Nel settore della cosmesi e in quello alimentare si è giunti all’obbligo di indicare in etichetta la presenza dei nanomateriali in tempi recenti: nel 2013 per i cosmetici e nel 2014 per i prodotti alimentari. Quel che è certo è che l’indicazione in etichetta, per giunta limitata a soli due settori, è insufficiente a rassicurare i consumatori che rivendicano una informazione chiara sui possibili rischi alla salute derivanti dalle nanoparticelle. L’Unione Europea non sembra essere sorda a questa richiesta e due anni fa ha fatto partire il progetto “NANoREG” che ha l’obiettivo di armonizzare i tipi di test da effettuare per misurare la sicurezza dei nanomateriali.

Il nostro test

Anche il Test-Salvagente si è occupato di nanoparticelle portando in laboratorio cinque padelle antiaderenti di note marche. In tutti i casi l’analisi al microscopio rilevò sullo strato superficiale – quello a diretto contatto con i cibi – una discreta quantità di nanoparticelle.

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Valentina Corvino

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