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Cartello al distributore del caffè, maxi multa Antitrust

Un caffè alla macchinetta nel 2010 costava mediamente 28 centesimi. Nel 2014 32 centesimi. Un aumento del 14% solo in parte giustificato dall’aumento dell’Iva (dal 4 al 10%) che infatti ha inciso sui prezzi al consumo per un 5,8%. Il restante aumento è legato a “un’intesa restrittiva del mercato” volta “a mantenere alto il livello dei prezzi e a preservare la redditività delle imprese di gestione”, a spartirsi “il mercato e la clientela“. Il tutto a danno dei consumatori.

Per questo l’Antitrust ha multato per 100 milioni di euro i principali operatori della distribuzione automatica e semi-automatica (il cosiddetto vending) di alimenti e bevande e la loro associazione di categoria. In particolare, si legge in una nota, l’Autorità ha accertato l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale tra le seguenti società: Gruppo Argenta; D.A.EM. e le sue controllate Molinari, Dist.Illy, Aromi, Dolomatic e Govi (Gruppo Buonristoro); Ge.s.a, Gruppo Illiria, IVS Italia, Liomatic, Ovdamatic, Sogeda, Sellmat, SE.RI.M., Supermatic e l’associazione Confida (Associazione italiana distribuzione automatica)”.

Siamo “concorrenti amici”

Il livello di collusione, secondo gli atti dell’Antitrust, era tale che gli operatori tra di loro si chiamavano “concorrenti amici”  “astenendosi dal presentare offerte l’una ai clienti dell’altra anche in occasione di gare, per effetto di un ‘patto di non belligeranza‘. L’intesa prevedeva un meccanismo di compensazione per restituire ai ‘concorrenti amici’ clienti di valore equivalente (in termini di erogazioni) a quelli eventualmente sottratti nell’ambito dell’attività commerciale di ciascuna impresa”.

Il cartello si era consolidato nel tempo e ha avuto inizio tra il 2007 e il 2008. Secondo gli accertamenti dell’Authority, l’intesa è durata almeno fino alla data delle ispezioni eseguite con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, tra il luglio 2014 e il marzo 2015, presso le sedi degli operatori coinvolti.

A spese del consumatore

“Il coordinamento in materia di prezzi – prosegue la nota – ha coinvolto direttamente anche l’associazione di categoria Confida. Questo è consistito, in particolare, nel frenare condotte aggressive di prezzo da parte del mercato in occasione di eventi esterni (come, per esempio, l’adeguamento all’incremento dell’aliquota Iva dal 4 al 10% sui prodotti venduti mediante distributori automatici disposta dal D.L. 63/201) che rischiavano di mettere in pericolo l’equilibrio collusivo raggiunto dalle parti”.

A farne le spese naturalmente i consumatori che, a causa dell’intesa restrittiva, hanno pagato prezzi più alti nei distributori automatici. Come conferma il Garante: “L’intesa ha avuto attuazione e ha prodotto concreti effetti anticoncorrenziali, consentendo così alle imprese parti del procedimento di mantenere sostanzialmente stabili le proprie quote di mercato, quantomeno dal 2010 al 2014. Nonostante il periodo di crisi, inoltre, il prezzo di vendita dei principali prodotti erogati nel periodo 2008-2014 è aumentato in maniera più che proporzionale rispetto ai costi sottostanti”.

Confida annuncia il ricorso al Tar

Intanto l’associazione di categoria Confida spiega in una nota di non condividere “le conclusioni a cui è giunta l’Authority, che sembrano piuttosto il frutto di un totale travisamento delle regole di funzionamento dei mercati della distribuzione automatica e delle logiche che li sottendono” e ha annunciato il ricorso al Tar contro la multa Antitrust.

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Ettore Cera

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