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L’Unione olio di palma sostenibile: “Non è vero che sapevamo dei rischi”

L’Unione italiana olio di palma sostenibile reagisce dopo l’inchiesta del Test-Salvagente in edicola e ha voluto inviarci una nota che di seguito pubblichiamo integralmente. Cosa dice sostanzialmente l’associazione che conta sui contributi di Nestlé, Ferrero e Unilever?

Che da una parte non c’è nessuna invasione in Italia di olio di palma, che le aziende non sapevano dal 2009 e che i prodotti che contengono olio di palma non sono pericolosi per la salute.

Peccato che nessuna di queste tre affermazioni sia stata fatta dal Test-Salvagente nel reportage in edicola. Semmai noi sostenevamo che i rischi del 3-Mcpd erano noti almeno dal 2001 quando il Comitato europeo scientifico dell’alimentazione (oggi Efsa) lo aveva definito cancerogeno. E quanto ai prodotti a base di palma che le medie di 3-Mcpd siano tanto allarmanti da dover fissare un limite e mettere in guardia i bambini, non lo diciamo noi ma è sempre l’Efsa a sostenerlo.

A ogni modo lasciamo ai lettori la lettura della replica del testo dell’Unione italiana olio sostenibile.

 

virgolette-1In relazione al reportage sull’olio di palma, pubblicato il 24 maggio, l’Unione Italiana per l’Olio Italiana Olio di Palma Sostenibile, avendo riscontrato la presenza d’informazioni non corrette, precisa che:

  • Non è vero che c’è un’invasione di olio di palma e che negli ultimi anni se ne consuma 4 volte di più

I volumi complessivi di olio di palma importato in Italia sono aumentati, ma le quantità usate dall’industria alimentare sono cresciute in media di meno del 2% anno. Nel 2005 il palma importato in Italia a uso alimentare ammontava a circa 325.000 tonnellate. Oggi siamo a circa 386.000 (ISTAT) di cui il 25-30% va all’estero come ingrediente dei prodotti in cui viene usato per la produzione.

Il palma importato a uso alimentare non pesa neppure la metà del totale, visto che l’altra metà (circa) è costituita da olio di girasole, soia, arachidi, colza e cocco. A crescere è la quota d’olio di palma importato per altri usi: dal biodiesel, all’energia, alla cosmetica etc… In Europa, dal 2011 al 2015, l’olio di palma a uso industriale (non alimentare) è passato da 2.310 a 3.100 milioni di tonnellate (+40%).

 

  • Non è vero che “le aziende sapevano” dal 2009 che la presenza di questi contaminanti era pericolosa per la salute dei consumatori

Negli ultimi 10 anni le aziende hanno ricevuto dalla comunità scientifica e dalle autorità sanitarie rassicurazioni sull’assenza di effetti tossici dell’olio di palma.

L’EFSA, nel 2013, sull’esposizione al 3-MCPD dei cittadini europei aveva fornito un quadro che non dava motivo di allarme: i livelli italiani (diversamente da tante nazioni europee) erano molto al di sotto del limite di allora considerato sicuro (2 microgrammi per Kg/die) e coerenti con quello attuale suggerito dall’EFSA all’UE (0,8 microgrammi per Kg/die).

Da una meta analisi del 2014 dell’Istituto Mario Negri su 51 studi e ricerche scientifiche sul palma non risultavano “evidenze probanti” di rischio tumorale associato all’olio di palma.

Sulla correlazione col cancro, l’Istituto Superiore di Sanità afferma che: “attualmente non risultano disponibili studi prospettici specificamente disegnati a definire la possibile associazione tra consumo di olio di palma e insorgenza di cancro nell’uomo”.

In questi anni le aziende hanno agito volontariamente, senza imposizione di legge, per ridurre l’impatto di questi contaminanti. E continueranno a farlo. L’EFSA ha riconosciuto gli sforzi dell’industria che, tra il 2010 e il 2015, ha ridotto significativamente il 3-MCPD e dimezzato il GE (sempre su base volontaria è prevista un’altra riduzione per arrivare a 1 millesimo di microgrammo per Kg in tutti gli oli raffinati e grassi entro settembre 2017).

 

  • I prodotti che contengono olio di palma non vanno considerati pericolosi per la salute

L’EFSA non ha mai dichiarato l’olio di palma in sé cancerogeno o tossico, ma ha affermato che in alcuni processi di lavorazione o raffinazione sopra i 200°C , negli oli vegetali raffinati (quindi non solo nel palma), si possono sviluppare contaminanti di processo potenzialmente nocivi per la salute.

L’eventuale presenza di contaminanti da glicerolo negli oli vegetali raffinati dipende dalla lavorazione dell’olio, non dal fatto che sia di palma o di altro tipo. Il palma può avere tali contaminanti in quantità prossime a quelle – minime – che si riscontrano in altri oli vegetali raffinati.

I prodotti in commercio contenenti palma sono da ritenersi a norma e sicuri per il consumatore. Nessuna autorità sanitaria nazionale o internazionale ha adottato interventi e neanche dalla prima riunione del 13/5 a Bruxelles del “Governmental Expert Group on Contaminants” dell’UE sono emerse misure d’emergenza.

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Riccardo Quintili

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