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Latte in polvere e palma: l’alternativa c’è (ma costa)

L’olio di palma nel latte in polvere per neonati è davvero insostituibile? È questa la domanda che ormai divide le aziende del settore tra chi continua a sostenere che il grasso tropicale sia necessario per avere una composizione di latte artificiale che più si avvicina a quello materno e chi sta cercando o ha già trovato un’alternativa. Nonostante l’Efsa abbia rilevato livelli elevati di contaminanti pericolosi (in particolare il 3-Mcpd) nell’olio di palma, Mellin e Nestlé continuano a difendere i propri prodotti ottenuti con il grasso tropicale, sostenendo che una vera alternativa ancora non è stata trovata, a patto di non peggiorare il profilo nutrizionale.

HIPP IL BIO CON PALMA

Anche la Hipp, azienda tedesca pioniera del biologico, ha confermato al Test-Salvagente: “I nostri latti formulati sono sviluppati seguendo il modello del latte materno, le attuali raccomandazioni della comunità scientifica e le disposizioni legali in vigore. Utilizziamo un mix di oli e grassi vegetali di alta qualità che ci consentono di raggiungere una composizione di acidi grassi che sia il più simile possibile a quella del latte materno e che assicuri una sana digestione. Il modo migliore per imitare i componenti grassi del latte materno è proprio quello di aggiungere l’olio di palma alla composizione dei latti formulati. Altri oli vegetali, come l’olio di mais, non possono sostituire l’olio di palma in modo adeguato, poiché hanno una composizioni di acidi grassi inadeguata. L’olio di palma è tra i componenti grassi più studiati dalla nostra azienda. Sulla base delle più recenti scoperte scientifiche, da molti anni lavoriamo in stretta collaborazione con i nostri fornitori per ridurre al minimo i valori di 3-mcpd nel nostro mix di grassi. Negli ultimi anni siamo riusciti a ridurre il valore di questa sostanza di circa 100 volte e questo ci ha permesso di essere naturalmente in linea con la precedente posizione Efsa. La nuova posizione Efsa di maggio 2016 ci spinge a continuare i nostri sforzi per ottenere un’ulteriore riduzione dei già bassi contenuti di 3-mcpd. Al fine di raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi, stiamo anche considerando l’utilizzo di materie prime alternative”.

FARNE A MENO È POSSIBILE (MA COSTA)

Il punto rimane quello di cercare un’altra strada. Ma un’alternativa a disposizione c’è già e si chiama beta-palmitato, una miscela di acidi grassi di derivazione enzimatica con un elevato contenuto di acido palmitico. Il problema è che costa molto di più: parola di Dicofarm che, interpellata dal Test-Salvagente, dà indirettamente una risposta a chi sostiene che non è possibile eliminare il grasso tropicale da questi prodotti. “I prodotti della linea Formulat non contengono olio di palma tal quale, contengono una miscela di acidi grassi derivata, ad alto contenuto di acido palmitico esterificato, in posizione 2, come nel latte materno, grazie ad un processo enzimatico di sintesi – spiega Diana Diofebi, R&D-Clinical Manager Dicofarm – Nell’olio di palma, l’acido palmitico è per lo più presente in posizione 1 o 3, in proporzioni molto diverse da quelle del latte materno, il che comporta la formazione di composti non assorbibili, un minore assorbimento del calcio, stipsi e coliche. L’uso dell’olio di palma pertanto non è necessario ed è anzi sconsigliato per tali ragioni.  Levare il beta-palmitato dalle formule senza che ve ne sia ragione significherebbe ridurre notevolmente i benefici clinici che moltissime pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato e porterebbe ad avere un prodotto di qualità inferiore”.

Esistono dunque alternative. Conferma la Diofebi: “Esistono molti oli che possono essere utilizzati e che vengono utilizzati, l’olio di palma di per sé non è, come già detto necessario, anzi. Diverso è per il beta-palmitato, di derivazione enzimatica. Allo stato attuale non esistono validi sostituti dell’INFAT né peraltro si rende necessario trovarne. Nessun prodotto privo di INFAT avrebbe le medesime caratteristiche qualitative e sceglierne uno senza significherebbe utilizzare un prodotto inferiore.”

Ma il betapalmitato è sotto controllo sul 3-Mcpd e sui contaminanti su cui si è espressa l’Efsa?

“Sì, le confermo che il produttore della materia prima tiene sotto controllo tali eventuali contaminanti” risponde la Clinical Manager di Dicofarm. E aggiunge: “Ci tengo a precisare, per completezza, che il prezzo dell’INFAT rispetto all’olio di palma non è paragonabile, parliamo di una scala di costo talmente maggiore e talmente diversa che sarebbe come paragonare il burro all’oro. Per dover di cronaca comunque, ricordo di non sottovalutare anche la diluizione dei latti in polvere, perché i dati che si possono riscontrare nelle polveri hanno scale poi di diluizione da tenere in considerazione anche in funzione della quantità di latte assunta dal neonato”.

Secondo Dicofarm “l’opinione dell’Efsa rappresenta oggi uno step chiave per la comprensione dei rischi dell’esposizione ad alcune sostanze e la valutazione dei livelli di tali sostanze nei prodotti alimentari è necessaria nonché doverosa. I limiti posti da Efsa su tali composti consentiranno di delineare un profilo di sicurezza dei prodotti, specialmente di quelli destinati alla prima infanzia, ancor più rigido”.

 

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Antonella Giordano

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