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Inghilterra, la proposta: “Vietare spot del latte artificiale sui social”

La rivista britannica Lancet, tra le più autorevoli in campo scientifico lancia un’allarme sulle pubblicità del latte artificiale, chiedendo una forte stretta, e soprattutto un divieto totale sui social media.  In un recente editoriale, fa riferimento a un rapporto di gennaio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo cui le leggi per proteggere l’allattamento al seno sono inadeguate nella maggior parte dei paesi. I produttori di latte artificiale hanno definito definito ‘vago’ e in contraddizione con la scienza della nutrizione. Ma, come riportato dal portale nutraingredients.com, secondo il rapporto dell’Oms, scritto con l’Unicef  e la Baby Food Action Network International (IBFAN), solo 39 dei 194 paesi “hanno una legislazione completa che copre tutti gli aspetti del codice” del 1981 sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

regolamentare per proteggere

“Dal tabacco, allo zucchero, al latte artificiale, i più vulnerabili soffrono quando gli interessi commerciali si scontrano con la salute pubblica”, ha affermato l’editoriale Lancet, aggiungendo: “Regolamentare la pubblicità aggressiva, che copre tutti i prodotti lattiero-caseari per i bambini fino a tre anni, e vietare la promozione sui social media – sono il prossimo passo per proteggerli.” Tra le accuse alle società di marketing del settore, quello di creare comunità di madri, solo per promuovere sostituti del latte materno.

Nei paesi più ricchi si allatta meno

The Lancet ha evidenziato come i paesi più ricchi hanno spesso i tassi di allattamento più bassi e la “minor protezione legale “, soprattutto per il latte artificiale commercializzato presso i bambini con più di sei mesi di età. Il rispetto del codice è solitamente ritardato dalla  “Mancanza di volontà politica, dallo scarso coordinamento tra le parti interessate, dalle interferenze del settore e dalle risorse insufficienti per il monitoraggio e la raccolta dei dati. ”
“Le madri meritano la possibilità di ottenere le informazioni corrette”, ha detto il capo del settore nutrizione dell’Unicef, Werner Schultink, “Il marketing intelligente non dovrebbe essere consentito per fugare la verità che non vi è alcun sostituto per il latte pari proprio a quello della madre.”

I produttori criticano l’Oms

Ma gruppi come la Federazione nazionale di produttori di latte (Nmpf) negli Stati Uniti e Specialised Nutrition Europe(SNE) hanno criticato alcuni elementi del rapporto dell’Oms: “Il documento di orientamento che è un critica de facto di tutti i consumi di latte per bambini”, ha dichiarato Jim Mulhern, presidente e Ceo di Nmpf, “Questo a fronte di tutte le credibili ricerche internazionali sulla nutrizionale, confonde i consumatori in tutto il mondo.”

Dall’Efsa risultati meno duri

Un report commissionato nel 2014 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha trovato che i latti artificiali per i neonati, quello di proseguimento (da 6 ai 12 mesi) e quello per i bambini dai 12 ai 36 mesi, addizionati con omega 3s, prebiotici e probiotici, vitamine e minerali erano un leggermente migliori della “formula di controllo” fatta con latte base. Intanto, nel Regno Unito, il gruppo pro-allattamento al seno Baby milk action (Bma) ha accolto con favore il rapporto dell’Oms e la settimana scorsa ha fatto una presentazione a tutti i gruppi parlamentari su alimentazione dei neonati e disuguaglianze, dichiarando: “Pubblicità e informazione non sono la stessa cosa. Abbiamo vinto casi presso l’Autorità britannica di regolamentazione della pubblicità (Asa) che dimostra che le società hanno ingannato i genitori circa i loro prodotti. Ai sensi del Codice, gli operatori sanitari hanno la responsabilità di consigliare correttamente i genitori sull’alimentazione dei neonati e dei bambini. “

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