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Il latte per neonati? Pieno di olio di palma

Tutta la verità sull’olio di palma. È questo il titolo di copertina del numero del Test-Salvagente in edicola da domani. Un numero che fa il punto sulla scandalosa vicenda del grasso da più parti accusato di far male alla salute all’ambiente ma difeso dalle grandi industrie, almeno fino a che non è arrivata la bocciatura dell’Efsa che lo ha classificato come possibile cancerogeno.

Una lunga inchiesta, la nostra, in cui, attraverso le analisi di laboratorio mostriamo i contenuti della sostanza tossica (il 3-Mcpd) nel palma e negli oli che lo potrebbero sostituire. Già oggi, però, si può dire che questo grasso non si nasconde solo in merendine, biscotti e snack di varia natura: l’olio di palma è presente anche nel latte in polvere per neonati. In commercio ci sono pochissime aziende (appena un paio) che hanno deciso di toglierlo dagli ingredienti, mentre tutte le altre continuano a usarlo: da Mellin a Nestlé, passando per Humana, Novolac e Plasmon. Lo contengono tutti, anzi è praticamente il secondo ingrediente della lista. Lo troviamo anche nei prodotti bio come il Neolatte di Unifarm e il Combiotic di Hipp, mentre il Formulat di Dicofarm contiene il β-palmitato, un acido di sintesi derivato dall’olio di palma che dovrebbe imitare quello contenuto nel latte materno. VEDI LA LISTA DEI LATTI CON OLIO DI PALMA

E QUI LA LISTA DEI PRODOTTI “INCERTI”

Piccoli timidi passi

Plasmon, dopo anni di ricerca, ha lanciato di recente sul mercato il latte per lattanti e di proseguimento Nutrimune senza olio di palma. Coop lo ha eliminato da tempo dal suo latte Crescendo: l’ha sostituito con una miscela di altri oli vegetali, tra cui quello di semi di girasole, di semi di colza e l’extravergine d’oliva. Senza palma anche il Bimbosan Super Premium 1 e 2 che però si acquista direttamente dall’azienda svizzera (non è stato rilevato in nessuno dei punti vendita visitati dal Test-Salvagente). Infine, il latte in polvere della linea Baby di Carrefour non dovrebbe contenere olio di palma, ma i prodotti sono desaparecidos: nei punti vendita non se ne trova traccia (ne abbiamo visitati tre e contattato al telefono due) e al servizio clienti brancolano nel buio. Il prodotto sembra essere ancora in produzione, ma non si trova in commercio. VEDI LA LISTA DEI LATTI SENZA OLIO DI PALMA

I farmacisti: “Non preoccupatevi”

Cercare un latte in polvere senza olio di palma per il proprio bambino appena nato è quindi un’impresa titanica. Il Test-Salvagente ha fatto un giro in punti vendita specializzati,farmacie e supermercati e ha constatato che trovarlo è estremamente difficile e ci si sente quasi come marziani. Soprattutto nelle farmacie che, a differenza di quanto si immagina, offrono un assortimento di prodotti piuttosto limitato: sugli scaffali si trovano nella maggior parte dei casi uno o due marche di latte in polvere, tra quelle più conosciute. E alla richiesta di un prodotto senza olio di palma il farmacista risponde con un accenno di sorriso: “Ma sono tanti anni che vendiamo questi prodotti. Li abbiamo usati anche noi!” E lì capiamo che la battaglia per garantire la salute dei più piccoli è appena cominciata.

Ma i timori crescono

Sì perché al di là di quanto è stato detto fin’ora sull’olio di palma, il 3 maggio scorso l’Efsa ha confermato la tossicità di alcune sostanze che si sprigionano durante il processo di raffinazione. Il problema, quindi, non è l’olio di palma in sé, ma i trattamenti chimici cui è sottoposto dall’industria di trasformazione che fanno “schizzare” la concentrazione di alcune sostanze tossiche: ad esempio il 3-Mcpd, composto “probabile cancerogeno”, passa da 31 microgrammi per chilo dell’olio di palma puro a ben 2.920 di quello raffinato, come hanno misurato le analisi che Test-Salvagente presenta nel numero in edicola da domani. L’inchiesta di copertina del nuovo numero titola, non a caso, Tutta la verità sull’olio di palma e, oltre a fare il punto sulle conoscenze e sui rischi per l’ambiente e la salute dell’uso intensivo di questo grasso, pubblica la prima ricerca di laboratorio italiana sulle possibili alternative all’olio di palma. Scoprendo che, dal punto di vista del 3-Mcpd le soluzioni che escludono il rischio ci sono, eccome.

Va detto che questa molecola una volta ingerita va a interagire con i vari organi e può provocare gravi danni a livello renale ed epatico. Il 3-Mcpd è considerate genotossico nei ratti e classificato come nefrotossico per l’uomo. L’Efsa, infatti, ne ha più che dimezzato la dose giornaliera consigliata, precisando che i più esposti sono i bambini che consumano molte merendine e biscotti.

Costa poco, vale poco

E dovremmo stare tranquilli se ai nostri bambini, appena nati, somministriamo come unico alimento un latte che contiene olio di palma? Intanto cerchiamo di capire perché i latti artificiali per lattanti contengono l’olio tropicale. I nutrizionisti spiegano che il latte artificiale deve assomigliare quanto più possibile alla composizione del latte materno che è ricco di grassi saturi. Oltre a rendere il prodotto più appetitoso, l’olio di palma insieme ad altri oli vegetali crea una miscela di grassi simile a quella del latte materno; ad esempio il palma è ricco di acido palmitico, il cui componente principale nella frazione di acidi grassi saturi è naturalmente contenuto anche nel latte materno. Ma l’acido palmitico che si estrae industrialmente dall’olio di palma è molto meno assorbibile di quello del latte materno. E i derivati dell’olio di palma possono ridurre anche l’assorbimento del calcio determinando un minor contenuto minerale osseo nel bambino.

Senza giraci troppo intorno, la ragione principale per cui si usa l’olio di palma è economica: con costi bassi l’industria ottiene risultati ottimi in termini nutrizionali e produttivi. Quindi anche se, come dimostrano le analisi effettuate dal Test-Salvagente, un altro olio è possibile, perché l’industria dovrebbe sostituirlo?

Così, fin dai primi giorni di vita cominciamo ad assumere olio di palma; poi arrivano biscottini, merendine e snack salati e cresciamo ingerendone una quantità che neanche riusciamo a quantificare. Come facciamo a sapere se superiamo la dose giornaliera fissata dall’Efsa se sulle etichette non è specificata la quantità esatta contenuta nel prodotto, visto che in un giorno mangiamo diversi prodotti che lo contengono?

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Antonella Giordano

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