Pane, il rischio del “tarocco” dall’estero

Nonostante sia universalmente riconosciuto come l’alimento base, quello che anche in tempi di crisi resiste ai consumi, il pane in Italia non se la passa bene. E non solo perché gli italiani ne mangiano sempre di meno: secondo Coldiretti dall’Unità d’Italia ad oggi il consumo pro-capite giornaliero è precipitato da 1,1 chili al giorno a 85 grammi (un terzo rispetto al 1980), ponendoci con 30 chili annui, ben dietro i 60 chili dell’Olanda e i 70 della Grecia. Il problema è anche l’ondata di prodotto congelato che arriva dall’estero e invade il mercato italiano.

Impasto congelato dall’estero

Come riporta l’articolo di Andrea Gaiardoni sul Venerdì di Repubblica di oggi, ad essere importarti dall’estero sono soprattutto gli impasti congelati, a temperature che arrivano anche a – 18 gradi, da paesi come Romania, Olanda, Croazia e Spagna. Arrivati nel nostro paese vengono scongelati, lavorati, cotti e venduti nei banconi dei supermercati, ma non solo, come prodotti freschi. In altri casi, il pane arriva nei punti vendita già parzialmente cotto, e messo sul bancone dopo un’ulteriore giro di cottura.

Una legge ci sarebbe ma è ferma in Parlamento

Ciò è possibile perché, anche se è difficile crederci, in Italia non esiste una normativa che imponga di distinguere in etichetta quando un prodotto da panificazione è fresco o pure no. A dirla tutta esiste una legge ferma in Parlamento. Il Dl a firma del deputato Pd Giuseppe Romanini, in stallo dal 2015, metterebbe rimedio a questo vuoto, prevedendo infatti che la dicitura “pane fresco” fosse vietata “per il pane destinato ad essere posto in vendita il giorno successivo a quello in cui è stato completato il processo produttivo, indipendentemente dalle modalità di conservazione adottate”, e per quello “posto in vendita successivamente al completamento della cottura di pane precotto e per il pane ottenuto dalla cottura di prodotti intermedi, comunque conservati”. Nonostante l’importanza di una legislazione che regoli un settore come questo, la legge è ancora al palo, e un consumatore italiano non ha neanche il diritto di leggere in etichetta da dove provenga la farina usata per il pane. Oltre la metà di grano tenero, utilizzato per dolci e pane, viene importato dall’estero, con tutto quello che comporta dal punto di vista del controllo della qualità dello stoccaggio nei silos. Le ragioni non sono dovute soltanto alla differenza tra richiesta e offerta, ma anche alla convenienza economica nell’importare le materie prime dall’estero.

A Napoli sequestrate 3 tonnellate di pane “abusivo”

Si tratta di un settore, quello del pane, in cui la scarsa tutela dei consumatori finisce con il facilitare gli interessi fraudolenti. Oggi a Napoli i carabinieri hanno denunciato decine di persone e sequestrato oltre 3 tonnellate di pane venduto dopo panificazione abusiva o non a norma in decine di panifici e ristoranti della zona.