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L’Antitrust multa Eataly, ma Farinetti fa il pesce in barile

Vino libero, sì, ma da cosa? È la domanda che l’Antitrust ha più volte fatto a Eataly, catena di prodotti agroalimentari di qualità, con filiali in tutto il mondo, prima di recapitare una multa di 50mila euro per pratica commerciale scorretta. La storia è appunto quella del bollino “vino libero” (Vl), applicato alle bottiglie delle aziende vinicole che aderiscono all’omonima associazione, commercializzate appunto dalla catena di Oscar Farinetti. L’esposto, presentato dal Codacons nel 2014, chiedeva l’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché “la dicitura “vino libero”, in mancanza di ulteriori specificazioni, lascerebbe erroneamente intendere ai consumatori che i vini promossi in vendita che si fregiano del marchio “vino libero”, siano totalmente liberi da concimi chimici, da erbicidi e da solfiti, potendoli indurre in errore”. Infatti, nella pagina del progetto, contenuta nel sito di Eatalu, viene chiarito che il vino in questione è  libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi e libero da almeno il 40% dei solfiti”.

Senza solfiti? Non proprio…

In particolare, i solfiti possono creare problemi di salute, in quanto l’eccesso di assunzione può provocare alterazioni del metabolismo e disturbi alle vie respiratorie ed emicrania, come riportato sullo stesso sito dell’associazione VL. Lasciare intendere che il vino in questione non avesse completamente tracce di solfiti e di qualsiasi altra sostanza chimica, mentre il disciplinare di Vl non impone agli aderenti il non utilizzo di insetticidi e anticrittogamici. Secondo l’Antitrust era ingannevole, tanto da spingerla a chiedere a Eataly, all’associazione Vl e all’azienda Fontanafredda Srl (distributrice del prodotto), di rettificare apponendo la corretta segnaletica tra gli scaffali e bollini più precisi sulle bottiglie.

Ma i bollini “riparatori” non arrivano

Le parti in causa si impegnano a rimediare entro marzo 2015, ma per due volte, gli ispettori dell’Agcm, l’ultima a novembre 2015, trovano nei punti vendita di Eataly bottiglie senza il bollino riparatorio.  Dunque, scattano le sanzioni: 50mila euro per l’azienda di Farinetti, 8mila per Fontanafredda, e 5mila per l’associazione Vino Libero.

Eataly si difende

L’azienda di Farinetti scrive così al Test Salvagente: “Fin dall’inizio del progetto presso tutti i punti vendita Eataly le bottiglie Vino libero sono sempre state vendute con la cartellonistica sopra indicata che spiegava nel dettaglio il progetto e consentiva al consumatore di capire chiaramente quali fossero i requisiti del prodotto. Inoltre su tutte le bottiglie è sempre stata presente, come previsto dalla legge, l’indicazione “contiene solfiti”. Come detto – continua la catena di agroalimentare di qualità – Eataly riteneva che la dicitura “contiene solfiti” presente sulle bottiglie e la cartellonistica dei negozi, oltre alle spiegazioni presenti sul sito dell’Associazione Vino Libero, non potessero lasciare alcun margine di dubbio al consumatore”.
Evidentemente, l’Antitrust ha ritenuto più credibile la versione di Codacons, secondo cui nonostante la presenza di cartellonistica dettagliata nei punti vendita, l’assenza di un bollino più specifico in etichetta poteva trarre in inganno l’acquirente, o un generico consumatore che si trovava con la bottiglia tra le mani. Secondo la sentenza, infatti “Non poteva ragionevolmente ritenersi sufficiente la presenza sulla bottiglia dell’indicazione di legge “contiene solfiti”, potendo l’indicazione riferirsi, agli occhi del consumatore, a solfiti naturali o presenti solo in tracce, in presenza del logo Vino Libero ed in mancanza della pur concordata specificazione circa la loro presenza entro il limite del 40% del limite massimo di legge”.

Il figlio di Farinetti tra i promotori del Vino libero

Curiosa la linea di difesa di Eataly, che fa a scaricabarile su Fontanafredda, dicendo di non aver alcun rapporto con associazione Vl. Ma nel febbraio 2013, quando veniva lanciato in pompa magna il progetto Vl, il Salvagente aveva intervistato Andrea Farinetti, produttore di vino e figlio del patron di Eataly, in qualità di promotore del disciplinare di Vino libero, che tra le altre cose aveva anche affermato: “Crediamo molto nel biologico ma ci sono anche altre strade”.

La polemica con Federbio

Anche per questo, sin da subito, il progetto di Farinetti aveva scatenato polemica tra i produttori e le associazioni di categoria del biologico, come Federbio che aveva ricordato come la tutela per la salute del consumatore passi anche attraverso il non utilizzo di insetticidi e anticrittogamici. Una pratica obbligatoria tra i vignaioli biologici certificati ma non per il “vino libero” venduto da Eataly

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Lorenzo Misuraca

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