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Oggi il corteo Stop Ttip. Le ragioni della protesta

Oggi gli italiani determinati a bloccare la strada al Ttip, il contestatissimo trattato commerciale in negoziazione tra Usa e Europa, valutano a Roma l’interesse dell’opinione pubblica per un tema così dirimente per il futuro di 500 milioni di europei. Il corteo #StopTtip parte alle 14 da piazza della Repubblica. Pur non aspettandosi le 300mila persone che lo scorso ottobre hanno invaso le strade di Berlino per protestare contro l’accordo che rischia di abbassare gli standard di sicurezza alimentare, ambientale e di indebolire i diritti di lavori e la produzione di alta qualità, gli organizzatori sperano in una partecipazione massiccia.
Soprattutto dopo la grande risonanza sulla questione ottenuta da Greenpeace, che pochi giorni fa ha divulgato 248 pagine segregate dai negoziatori, in cui viene fuori che le paure delle 250 associazioni italiane che aderiscono alla campagna StopTtip sono tutt’altro che infondate. Tanti, infatti, sono i punti critici contenuti nei documenti con cui le parti si stanno confrontando.

Principio di precauzione

Dal 2002,  data di entrata in vigore del regolamento generale sulla legislazione alimentare, all’interno dell’Unione europea le approvazioni per la produzione e la commercializzazione di prodotto è subordinato al principio di precauzione, per cui se per un prodotto controverso dal punto di vista delle ricadute ambientali e salutari non c’è la sicurezza della sua innocuità, non viene messo in circolazione. I negoziati per il Ttip spingono per un passaggio al modello americano basato sul rischio.  Negli Usa un prodotto nuovo viene messo in commercio, e solo nel caso qualcuno riesca a provare senza alcun dubbio che è dannoso per la salute, questo viene ritirato. Un cambio del genere potrebbe stravolgere le procedure in casi come pesticidi e Ogm.

Dop

Gli americani premono per allentare la normativa sui prodotti agroalimentari di qualità. Secondo le indiscrezioni, sarebbero disposti a riconoscerne soltanto 1 su 4 di quelli europei. Ad esempio, delle 40 dop italiane, una trentina circa verrebbero trattate come nomi generici, e un produttore americano di mozzarella di Bufala o di Chianti potrebbe usare l’italiana sounding del nome, senza incorrere in sanzioni. D’altra parte, gli statunitensi sono determinati a mantenere le barriere commerciali per difendere i loro prodotti alimentari.

Il codex alimentarius

 I negoziatori sono pronti ad adottare come standard sui residui dei pesticidi e sulla sicurezza alimentare, invece, il “Codex alimentarius” della Fao. Ma secondo Greenpeace, nel Codex alimentarius le regole sull’influenza delle corporation hanno le maglie troppo larghe, tanto da permettere a dipendenti di multinazionali come Basf, Nestlè e Coca cola, di prendere posto tra le delegazioni nazionali. Le maglie del Codex sono più larghe delle leggi europee, e tra i negoziatori c’è chi spinge per aggiungere ancora eccezioni.

Le lobby

 I leaks di Greenpeace mostrano i tentativi da parte delle compagnie del settore dei combustibili fossili di condizionare l’accordo finale. Gli Usa premono per includere l’obbligo per l’Ue a informare in anticipo le industrie di eventuali normative previste.

Negoziati segreti

Prima dei Ttipleaks si sapeva pochissimo dei contenuti del negoziato, a causa della segretezza al limite della paranoia da parte dei negoziatori. Persino i membri del Parlamento Europeo e i parlamentari degli Stati Membri hanno un accesso limitato e fortemente ristretto ai documenti speciali stanze di lettura.

I “nuovi” ogm

La Commissione europea aveva assicurato che gli organismi transgenici sarebbero rimasti fuori dalla contrattazione per il Ttip. In realtà, si è preferito usare un sotterfugio. Nei documenti secretati si parla di “moderne tecnologie agricole”. Si tratta di nuove modalità per produrre modificazioni genetiche nei prodotti agroalimentari, dunque di Ogm. Ma chiamarli con un altro nome serve ad aggirare la contrarietà dell’opinione pubblica (due europei su tre sono contrari).

L’arbitrato

Se il Ttip venisse approvato così com’è, una multinazionale americana potrebbe fare causa ad uno Stato europeo che limita i suoi affari con una normativa restrittiva rispetto agli Usa, chiedendo un risarcimento per gli affari presenti e futuri. La cosa che allarma di più è che a giudicare sarebbe non un tribunale ordinario, ma un apposito collegio arbitrale istituito apposta per queste questioni, con criteri ancora vaghi nella scelta dei giudici.

Import-Export

Secondo uno studio del Parlamento europeo con le modifiche introdotte dal Ttip, l’Europa aumenterebbe le esportazioni in Usa del 60%, a fronte di un aumento di esportazioni dagli Usa verso l’Ue del 118%. Tutt’altro che conveniente.

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Lorenzo Misuraca

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