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Consegne a giorni alterni, l’UE bacchetta Poste Italiane

L’Europa storce il naso contro il piano di ridimensionamento della consegna delle lettere per un quarto della popolazione italiana. Secondo la Commissione Ue, infatti, la decisione di recapitare a giorni alterni la posta senza giustificate ragioni, lede il diritto a un servizio universale da parte dei cittadini interessati.

Come riporta Giorgio Frasca Polara su Ytali.com, in una lettera indirizzata all’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom), la Commissione ha ribadito che il diritto alla comunicazione tra cittadini può essere limitato solo “in circostanze geografiche eccezionali”, ma al momento l’area in cui la restrizione è stata applicata comprende anche città in cui tali circostanze sembrano tutt’altro che presenti, e che invece devono fare i conti con quintali di posta non consegnata che giacciono in attesa dei postini.

Nel piano industriale di Poste, approvato da Agcom, è prevista infatti un’attuazione graduale della consegna a giorni alterni, partita il 1° ottobre 2015 con lo 0,6 per cento della popolazione nazionale, e destinata a raggiungere il 25 per cento nell’ultima fase, prevista non prima del febbraio 2017.

L’Authority per le comunicazioni potrebbe intervenire per limitare l’estensione del recapito a giorni alterni da parte di Poste italiane, che sebbene sia ormai un’azienda privatizzata, riceve ancora 262,4 milioni di euro l’anno dalle casse statali per coprire la parte di “servizio universale”. Al momento, l’Agcom non si è espressa pubblicamente per rivelare o meno un orientamento in linea con la richiesta della Commissione Ue. Tutto questo mentre i sindacati di categoria in Lombardia, dove le Poste contano su oltre 20mila dipendenti, hanno indetto uno sciopero dopo la rottura delle trattative regionali sulla riorganizzazione del recapito su giorni alterni e sul fabbisogno occupazionale negli uffici. La paura è che il ridimensionamento delle consegne si traduca immediatamente in licenziamenti.

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Lorenzo Misuraca

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