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La petizione dell’Unc contro le telefonate moleste

“Chiamano sempre nel momento sbagliato? Firma la nostra petizione!” recita uno degli slogan scelti dall’Unc, l’Unione nazionale consumatori, per lanciare la raccolta di firme per chiedere uno stop alle telefonate commerciali moleste che ci arrivano ad ogni ora del giorno e una regolamentazione del telemarketing, sempre più aggressivo e spesso truffaldino.

#NonDisturbarmi

L’assenza di una normativa di riferimento e il fallimento del meccanismo del Registro delle opposizioni, rende urgente, sottolinea in una nota l’asssociazione presieduta da Massimiliano Dona, “una seria riforma del ‘sistema call-center’. Per questo motivo l’Unc lancia la petizione per un teleselling rispettoso della privacy e delle persone (#nondisturbarmi)”.  Il problema, proseguono dall’Unc, è che se abbiamo già espresso il nostro consenso al trattamento dei dati magari in altre occasioni (come ad esempio per sottoscrivere una carta fedeltà o qualsiasi contratto) il telefono continuerà a squillare!Layout 1

E allora cosa fare? “Allo stato attuale – spiegano dall’Unc – per difendersi è utile ricordare che è nostro diritto sapere dove è stato reperito il nostro numero (cioè il soggetto a cui abbiamo ceduto i dati per usi pubblicitari) e che il nostro consenso può essere revocato inviando una raccomanda A/R con la richiesta di cancellazione. Inoltre si può fare una segnalazione al Garante della Privacy o alla Polizia Postale”.

“L’arma migliore – proseguono – rimane la prevenzione: firmare solo il consenso obbligatorio, quello cioè necessario per fruire di un servizio, evitando accuratamente di mettere altre firme (o flaggare caselle) per fini commerciali o per la cessione di dati a terzi che non devono essere obbligatori. E’ bene, inoltre, concedere con parsimonia il proprio numero di telefono (meglio evitare ad esempio di metterlo sui social-network) e non dare consensi telefonici all’attivazione di contratti”.

Tre punti da cambiare

La raccolta di firme serve anche per stimolare una riforma del settore del call center e il cambiamento nei sistemi di tutela dei consumatori. Ecco in sintesi cosa chiede la petizione dell’Unc:

1) L’introduzione di un meccanismo di Responsabilità solidale tra l’azienda che attiva la campagna e il call-center che compie le telefonate (per evitare rimpalli di responsabilità e di dover perseguire piccoli call center con sede all’estero);

2) Potenziamento del Registro pubblico delle opposizioni, così da ampliarne le prerogative prevedendo: la possibilità di iscrivere i numeri di cellulare e che soprattutto che una volta iscritto il proprio numero, si possano così “cancellare” tutti i precedenti consensi (in modo tale da consentire al cittadino di riprendere il pieno controllo dei propri dati). Sarebbe inoltre preziosa l’istituzione di un Registro per censire le campagne promozionali (con indicazione dell’operatore che lancia la campagna, il periodo di riferimento e i numeri utilizzati per chiamare i consumatori così da evitare all’utente di dover fare indagini complicate per scoprire chi lo ha disturbato;

3) Incentivare gli operatori a gestire meglio i dati in loro possesso: il sistema attuale è costruito in modo tale da disincentivare le buone pratiche. Oggi, infatti, il pagamento alla Fondazione Ugo Bordoni (che si occupa del Registro)  è proporzionale all’attività di scrematura dei numeri: tanto più pulisce le liste, tanto più l’azienda deve pagare la Fondazione. Ma in questo modo si disincentivano le imprese a cancellare i numeri (di fatto questi preferiscono pagare le sanzioni), mentre sarebbe meglio stabilire il pagamento in base al fatturato.

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Ettore Cera

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