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Tassa sulla sharing economy: così lo Stato guadagna sulla condivisione

Una sorta di Sharing economy act, ovvero uno strumento legislativo che regolarizzi i tanti volti dell’economia della condivisione. Il 3 maggio inizierà l’iter legislativo della proposta di legge 3564 che, firmata da 80 deputati di diversi schieramenti politici, ha il compito di mettere ordine fiscale tra le 120 piattaforme online che si contano solo in Italia. Da quelle che permettono di fittare camere della propria casa a quelle di social eating passando per i passaggi in macchina: sono queste solo alcune degli esempi di “ottimizzazione delle risorse” che la proposta va a normare e che, secondo i firmatari della legge, porterà un gettito di 150 milioni di euro.

Cosa prevede la proposta

Nello Sharing Economy Act è previsto che gli introiti generati dalle piattaforme (ad esempio Airbnb) vengano tassati con una aliquota del 10 per cento. Così fino a un massimo di 10mila euro annui (anche sommabili da diversi servizi). E saranno le stesse piattaforme a dover trattenere la cifra, agendo per sostituto d’imposta, versandola direttamente all’erario per conto degli iscritti. I firmatari della proposta di legge sono convinti che questa operazione possa portare il gettito fiscale da 150 milioni a 3 miliardi di euro entro il 2025.

Superata la soglia dei 10mila euro, invece, gli introiti saranno considerati redditi veri e propri e dunque – fiscalmente – andranno sommati agli altri percepiti.

A vegliare su incongruenze ed eventuali violazioni sarà l’Autorità per la concorrenza e il mercato il ruolo che avrà cura di istituire un registro elettronico a cui le piattaforme dovranno iscriversi e ottenere l’autorizzazione ad esercitare l’attività.

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Valentina Corvino

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